Dopotre giorni,prosegue latempesta geomagneticainiziata il19 gennaio, e la suaintensità èancora forte: secondo gli ultimi dati del Centro di previsione meteorologica spaziale dell'agenzia statunitense Noaa, è ora allivello G3, mentre il20 gennaio era arrivata nuovamente al livello G4. Nelle prime ore del 20 gennaio il fenomeno sembrava essere già in fase di declino, ma si è inveceintensificato nuovamente.

"Questalunga durataconvalori elevatièinusuale", dice all'ANSA Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all'Università di Trieste. "Bisognerà vedere come evolverà la situazione nelle prossime ore. Latempesta - aggiunge -terminerà quando laTerra uscirà dallanube di plasma, ma questa è evidentementepiù estesa del previsto".

È ancorapresto per capirese l'evento abbia causatodanni, oltre aiblackout radioe alle interruzioni provocate aisistemi Gps di navigazionesatellitare, ma iproblemi maggioripotrebbero essere arrivatida un'altra tempestaconcomitante, quella diradiazioni solari. "Le radiazioni ionizzanti hanno comportato ungrosso rischioper gliastronauti che si trovanoin orbita- dice all'ANSA anche Mirko Piersanti, professore all'Università dell'Aquila ed esperto di meteo spaziale - e si sta ora controllando se ci siano stati danni ai satelliti".

La tempesta geomagnetica è stata, infatti, preceduta e accompagnata da quella di radiazioni, un fenomeno che avviene quando unapotente eruzione solareaccelera verso il nostro pianeta un'enorme nube di particelle energetiche, per lo più protoni, che vengono lanciate a velocità anche di decine di migliaia di chilometri al secondo.

Questo genere di fenomeno può rappresentare un problema per tutto ciò che si trova al di fuori dellaprotezione offerta daatmosfera ecampo magnetico terrestri, dunque astronauti, veicoli spaziali, satelliti e voli aerei che raggiungono altitudini molto elevate, come quelli che viaggiano sopra i poli. Questa seconda tempesta, ora in fase di declino, ha inizialmente raggiunto illivello S4, il penultimo in una scala che va da S1 a S5.

"All'Università dell'Aquila - afferma Piersanti - abbiamo stimato ilpicco di correnti indotte a terra(correnti elettriche che si generano nel sottosuolo a causa di variazioni del campo magnetico terrestre), che nel momento dell'impatto sono arrivate fino al Trentino Alto-Adige. Si tratta di una cosa del tutto anomala - continua il ricercatore - l'ultima volta è accaduta nell'ottobre 2003, in occasione della cosiddetta tempesta solare di Halloween".

La tempesta geomagnetica attualmente in corso è invece iniziata alle ore 20,38 italiane del 19 gennaio, consentendo agli appassionati di buona parte d'Europa, Italia compresa, di ammirare lo spettacolo delle aurore . La causa scatenante è stata l'arrivo di una veloce espulsione di massa coronale, o Cme, un'espulsione di materia sotto forma di plasma che ha viaggiato a quasi 1.700 chilometri al secondo, colmando la distanza tra Sole e Terra in sole 25 ore circa.

La Cme era associata a un brillamento di classe X1.9, quella caratterizzata dalla potenza più elevata, che si è verificato il 18 gennaio. A emetterlo è stata la regione attiva indicata con la sigla AR 4341, come riporta Messerotti, formata da18 macchie solariche si estendevano per 1,5 miliardi di chilometri quadrati, pari a circa 3 volte la superficie della Terra. Piersanti sottolinea anche che si è trattato di un brillamento estremamente lento, cosa che ha permesso di emettere una Cme particolarmente grande.