L'intensatempesta geomagneticainiziata nella giornata del19 gennaio, alle ore 20,38 italiane, e che sembrava in fase di declino,si sta intensificandonuovamente: secondo i dati del Centro di previsione meteorologica spaziale dell'agenzia statunitenseNoaa, ha raggiunto ancora illivello G4, appena un gradino al di sotto di quello più alto in assoluto.

Eventi di questa intensità possono causare problemi alle infrastrutture elettriche, possonomodificare l'orientamento deisatelliti in orbita e interrompere lecomunicazioni radioe isistemi di navigazione satellitare, ma al momento non sono nati danni di questo tipo.

"La tempesta è statascatenata dall'arrivo di una veloceespulsione di massa coronale- dice all'ANSA Mauro Messerotti, docente di Meteorologia spaziale all'Università di Trieste - associata al brillamento di classe X1.9 (quella caratterizzata dalla potenza più elevata) che si è verificato il18 gennaio".

Le espulsioni di massa coronale, o Cme, sono espulsioni dimateria sotto forma di plasma. Quella che ha investito la Terra nella giornata di ieri si è rivelataparticolarmente veloce: ha viaggiato a circa1.000-1.400 chilometri al secondo,il triplo dellavelocità media, arrivando al nostro Pianeta in sole 25 ore circa. Nella notte tra 19 e 20 gennaio, la tempesta geomagnetica ha acceso ancheaurore avvistate in buona parte d'Europa,Italia compresa, complici l'orario favorevole e l'assenza del disturbo dato dalla luminosità della Luna.

Questa volta, inoltre, alla tempesta geomagneticasi èaggiunta anche unatempesta di radiazioni solari, che èancora in corso. Si tratta di un fenomeno che avviene quando unapotente eruzione solare, come quella avvenuta nei giorni scorsi,accelera un'enorme nube di particelle energetiche, per lo più protoni, che vengonolanciate a velocità incredibilmente elevate, arrivando anche a decine di migliaia di chilometri al secondo. Queste tempeste, infatti,possono percorrere la distanza tra il Sole e la Terra in meno di 30 minuti, rimanendo poi attive per diversi giorni. Questeparticelle sono dunque arrivate acolpire laTerra molto prima della Cme, e la tempesta ha raggiunto il livello S4, il penultimo in unascala che va daS1 a S5.

"Si tratta di un'intensità piuttosto raraper questo tipo di eventi - aggiunge Messerotti - secondo la Noaa non se ne vedeva una altrettanto forte dall'ottobre 2003". Le tempeste di radiazioninon sono pericolose per le personesulla Terra, grazie alla protezione data dal campo magnetico e dall'atmosfera, ma possono rappresentare unproblema per gli astronauti, in particolare in caso diattività al di fuori della Stazione SpazialeInternazionale, per satelliti e veicoli spazialie per ivoli che raggiungono altitudini molto elevate, come quelli che passano al disopra dei Poli.Alle latitudini artiche, inoltre, possono diventare impossibili le comunicazioni radio ad alta frequenza, anche per diversi giorni.

Le particelle ad alta energia liberate dal Sole durante l'espulsione di massa coronale (Cme) responsabile della tempesta geomagnetica attualmente in corso hanno viaggiato nello spazio a circa 1.700 chilometri al secondo (una velocità superiore ai 1.400 chilometri al secondo previsti dai modelli), raggiungendo la Terra in 25 ore. Lo afferma l'Ufficio per il meteo spaziale dell'Agenzia Spaziale Europea (Esa), che sta monitorando attentamente l'evento con un occhio di riguardo anche per gli astronauti che si apprestano a volare verso la Luna con la missione Artemis II.

"Le particelle ad alta energia nelle vicinanze della Terra hanno superato la soglia di allarme", spiega l'Esa sul suo sito. "Questa pioggia di particelle ad alta energia ha raggiunto il picco di intensità" la sera del 19 gennaio, "posizionandosi in cima alla lista delle tempeste di radiazioni più intense nei registri" dei satelliti meteorologici americani Goes. La tempesta geomagnetica risultante ha raggiunto il livello di allerta: "ha il potenziale di influenzare il carico di lavoro degli astronauti nello spazio e potrebbe avere un impatto sui satelliti in orbita terrestre, sulle reti elettriche e sull'aviazione. Un buon monitoraggio delle radiazioni nell'ambiente sarà fondamentale per le missioni Artemis, che porteranno i loro primi astronauti sulla Luna quest'anno".

Per capire meglio cosa accade sulla nostra stella durante un'eruzione, basta guardare la breve animazione di pochi secondi, pubblicata dall'Esa, che mostra tre protuberanze di plasma catturate dalla sonda europea Proba-3 durante un periodo di intensa attività solare avvenuto lo scorso 21 settembre. Su uno sfondo scuro, il disco solare è rappresentato in arancione, utilizzando un'immagine del Solar Dynamics Observatory della Nasa. In giallo, invece, viene mostrata la corona interna del Sole, catturata dal coronografo Aspiics a bordo di Proba-3.