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Dalle missioni robotiche a quelle che riporteranno gli astronauti sulla Luna, le prossimeesplorazioni spaziali avranno bisogno dimappe geologiche dettagliate, in grado didescriverecaratteristiche essenziali come le tipologie delleroccee la presenza di particolariformazioni.Lo indice lo studio pubblicato sulla rivista Nature Geoscience e guidato dall'Università tedesca di Münster, che ha visto una collaborazione internazionale senza precedenti tra i servizi geologici nazionali di Australia, Finlandia, Germania e Stati Uniti. Al lavoro, che sottolinea l'importanza dipreparareilpersonalecoinvolto nelle missioni spaziali e lefuture generazionidiricercatori,ha partecipato anche l'Italia con l'Istituto Nazionale di Astrofisica.
"Esplorare lageologia di fondi oceanici e ambienti estremi terrestri non è poi così diverso da esplorare la superficie di un corpo del Sistema Solare in termini di accessibilità, tecnologie di rilevamento dati e capacità interpretative", afferma Alessandro Frigeri dell'Inaf di Roma, co-autore dello studio guidato da Wajiha Iqbal dell'ateneo tedesco.
"Mentre lemissioni Apollo o Vikingsono sempre statepianificatesu unabase cartografica geologica, diverse missioni lunari attuali rischiano di trascurare questo passaggiofondamentale che richiedetempo e risorse specifiche- dice Frigeri - rischiando di perdere opportunità scientifiche cruciali edi aumentare i pericolilegati all'operatività inambienti estremi".
La discussione internazionale sul tema proseguirà quest’anno all’assemblea generale del Comitato internazionale per la ricerca spaziale (Cospar), che si terrà a Firenze dall'1 al 9 agosto. In questa occasione, l'Inaf coordinerà, per la prima volta nella storia del Cospar, una sessione dedicata interamente alla cartografia geologica per l'esplorazione spaziale: un importante riconoscimento della crescente rilevanza internazionale della materia.


