L'innovazione scientifica èinfluenzataanche dall'etàdeiricercatori: chi èall'iniziodella propriacarrieraè piùinclinea compierescoperte rivoluzionarie, mentre gli scienziaticon più esperienza alle spalle eccellono nell'ampliare conoscenzegià esistenti. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Science e guidato dall'Università di Pittsburgh, che ha analizzato una vasta quantità di dati provenienti da oltre12,5 milioni di ricercatori che hanno pubblicato i loro lavori tra il 1960 e il 2020. I risultati suggeriscono che isistemi di ricercae lepoliticheche regolano finanziamenti e posti di lavoro dovrebberofavoriresia lacontinuitàche ilrinnovamento,anziché privilegiare la sola esperienza come spesso avviene.

I ricercatori guidati Haochuan Cui hanno scoperto che, con ilpassaredegliannitrascorsi dalla prima pubblicazione, gliscienziatidiventano piùabilinelgenerare nuove connessioni tra idee primaslegate. Allo stesso tempo, però, tende adiminuirela lorocapacitàdirompereglischemie sovvertire i paradigmi consolidati. Dunque, se da un latol'esperienzapermette diapprofondireleconoscenzee di ricombinarle in modi nuovi, rendemeno probabili i cambiamenti radicali.

Per questo motivo, gli autori dello studio sottolineano che lepoliticheche regolano finanziamenti, pensionamentie altri aspetti della carriera scientificainfluenzanolanascitadinuove idee in maniera molto più profonda di quanto si crede. L'allungamento dei periodi di formazione, l'abolizione del pensionamento obbligatorio negli Stati Uniti e sistemi che privilegiano l'esperienza, hannoconcentratosempre piùrisorsee influenza nelle mani deiricercatori più anziani,mentre i paesi dotati di popolazioni più giovani di scienziati, come Cina e India, tendono a generare ricerche più dirompenti.