"C'è unarivoluzione in atto nellamedicina, grazie alla capacità dimodificare il Dnache è alla base delleterapie geniche", dice all'ANSA la biologa Antonella Viola, professoressa presso l'Università di Padova e divulgatrice scientifica, che ha presentato il libro a Roma, presso l'Accademia Nazionale dei Lincei.  "Orapossiamo curare alcune malattie geneticheintroducendocopie funzionanti di geni difettosi, e con la terapiaCar-T,che modifica geneticamente i linfociti T del paziente per riconoscere e distruggere le cellule tumorali, possiamo trattare anche diversi tumori". 

Il tema costituisce il cuore del libro 'La rivoluzione della cura' (Einaudi, 224 pagine, 17,58 euro), che Viola ha scritto insieme ad Alessandro Aiuti, primario dell'Ospedale San Raffaele di Milano, professore all’Università Vita-Salute San Raffaele e vicedirettore dell’Istituto San Raffaele Telethon per la Terapia Genica Sr-Tiget. "È unlibro divulgativopensato per poter essereletto da tutti", afferma Viola: "Ha unaparte più scientifica, dove si spiega ad esempiocome sono nate le terapie genichee ipossibili sviluppi futuri, ma affronta anche laquestione socialeedeconomica. Si tratta, infatti, dicure ancora molto costose, ma c'è anche un tema riguardante la sanità pubblica".

Viola mette in evidenza l'esempio pratico degliscreening neonatali: attualmentecirca 50 malattie geneticheper le quali sonodisponibili trattamenti possono esserediagnosticate alla nascitagrazie allo screening neonatale, in modo somministrare subito la terapia che può limitare i danni o addirittura salvare la vita del bambino. Nonostante loscreening sia stato resoobbligatorio in Italiadalla legge 167 del2016, ildiritto alla diagnosi precocee alla cura restalimitato solo ad alcune regioni.

 "Ad esempio - dice Viola - per laleucodistrofia metacromatica (Mld)loscreening oggi viene fattosoloinToscana e inLombardia. Se un bambino affetto nasce in un'altra regione, muore anche se c'è la cura. È un tema scottante didisuguaglianza inaccettabile, e la causa principale è laburocrazia: le regioni fanno fatica a mettere in atto il provvedimento". Su questo si sta battendo da diversi anni anche l'associazione 'Voa Voa! Amici di Sofia', nata grazie ai genitori di una bambina affetta da Mld. "Bisogna fare pressione sulle regioni - aggiunge Viola - la legge c'è e bisogna solo applicarla, e poi bisogna far sì che i cittadini siano più informati sulla questione".