L'immunoterapia, intesa come lastrategia che mira apotenziare ledifese immunitariedel paziente o amodificarle geneticamenteperchè attacchino  le cellule malate, staaffilando le armicontro itumori. La ricerca scientifica in questo ambito si sta muovendo su più fronti, dananoparticelle killer universaliacellule Car-Tprodotte direttamente all'interno del corpo del paziente. E iprotagonisti sono sempre ilinfociti T, i globuli bianchi responsabili dell'individuazione e della distruzione delle cellule cancerose, come evidenziano due nuovi studi.

"I linfociti T sono il bersaglio di riferimento", dice all'ANSA Beatrice Zitti, che guida il Laboratorio di Microambiente Tumorale e Immunoterapia presso l'Istituto Airc di Oncologia Molecolare (Ifom) di Milano. "I due studi li trattano da due punti di vista diversi, ma mettono entrambi in lucestrategie molto promettenti e interessanti".

Il primo studio , pubblicato sulla rivista Nature Nanotechnology e guidato dall'Università della Pennsylvania,apre la stradaa unaimmunoterapia universale, che elimina tempi e costi di terapie personalizzate. Ciò grazie anuove nanoparticelleche funzionano come una sorta dienergy drink per le cellule immunitariedell'organismo:contrastano il loroprogressivo esaurimentodovuto all'ambiente ostile che si trova all'interno dei tumori e gli ridanno la carica necessaria per attaccarli. I risultati degli esperimenti condotti sui topi sono stati molto promettenti: hanno permesso di eliminare i tumori in circa 30 giorni e hanno protetto gli animali dalle recidive.

Hanno invece messo a punto unnuovo metodo per produrre le cellule Car-Tdirettamentenel corpoi ricercatori dell'Università della California a San Francisco. Lo studio, pubblicato su Nature punta, infatti, abypassare lelunghe e costose procedureusate attualmente, che hanno bisogno di prelevare i linfociti T dai pazienti, ingegnerizzarli in laboratorio e poi reiniettarli. "Questa è la nuova frontiera delle terapie Car-T", conferma Zitti.

In questo caso, lenanoparticelle sonodue: laprima assicura che ilmacchinario di Crispr-Cas9, cioè le forbici molecolari che tagliano il Dna in unpunto specificoe nelle quali inseriscono unnuovo gene, arriviesclusivamente ai linfociti T, mentre laseconda permette diposizionare ilnuovo gene nel punto giusto. Itest sono statieseguiti su topicon unsistema immunitario umanizzatoe la coppia di particelle ha permesso dieliminare siatumori del sanguecome leucemia e mieloma multiplo, siaun tumore solido, solitamente difficile da trattare con le Car-T.

"La ricerca si sta muovendo molto su queste strategievolte a reclutare e potenziare il sistema immunitario - prosegue Zitti - ma le terapie che colpiscono direttamente il tumore, comechemioterapia eradioterapia, restano moltoimportanti perché uccidendo le cellule canceroserilasciano segnaliche possonoaiutare a stimolare le difese immunitarie. Si tratta, dunque, di terapie pensati per essere applicati insieme - conclude la ricercatrice - e la strategia su cui si sta investendo molto mira a capire come i pazienti possano beneficiare di approcci diversi, che vedono ad esempio le terapie date nello stesso momento o in momenti diversi".