L'esposizioneaimetalli presenti nell'ambiente, nelcibo e nell'acqua durante alcuniperiodi critici dell'infanziapuò avereeffetti dannosie duraturi sullosviluppo del cervello, influenzandosalute psicologicaecomportamento anche adecenni di distanza, nell'adolescenza. A dirlo sono identi da latte, che forniscono unatestimonianza biologicaunica delle prime fasi della vita, e che sono alla base dello studio pubblicato sulla rivista Science Advances. I risultati ottenuti dal gruppo di ricerca guidato dalla Icahn School of Medicine del Mount Sinai, a New York, suggeriscono che sarebberoimportanti normative e politiche ambientalichetutelino maggiormentedonne in gravidanzaeneonati.

Identi da lattesi formano astrati, in modo simile aglianelli di crescita di un albero, fin dall'utero materno, e durante il loro sviluppoincorporano tracce deimetalli presenti nell'organismo. Grazie a unatecnica di analisibasata sullaser, i ricercatori coordinati da Manish Arora hanno potutoricostruire lacronologia dell'esposizione ai metalliavvenuta nel corso dellaprima infanzia, e hannocollegato poi i dati a quelli dellescansioni cerebralie allevalutazioni comportamentalicondotte sugli stessi bambini decenni dopo.

I risultati evidenziano la presenza di due periodi particolarmente critici: il primo vadalla 4° all'8° settimanadopo la nascita, e il secondo dalla32° alla 42° settimana. Durante questi periodi, unamaggiore esposizionea miscele di metalli comemanganese,zinco,magnesio epiombo, risulta associata a maggioriproblemi più avanti nel corso della vita, qualiansia, problemi diattenzione e disturbi dell'umore. Per il 4% dei bambini i sintomi comportamentali sono risultati abbastanza gravi da essere considerati problemi di salute mentale.