Negli ultimi45 anni, itassi di obesitànella maggior parte deiPaesi industrializzatihannosmesso di cresceree in alcuni hanno addirittura iniziato acalare lievemente, come inItalia,Francia ePortogallo. Avviene l'opposto, invece, neiPaesi a basso e medio reddito, dove itassi di obesitàcontinuano ad aumentare. Lo indica la vasta analisi internazionale pubblicata sulla rivista Nature, che ha coinvolto circa 2mila ricercatori di tutto il mondo guidati dall'Imperial College di Londra. Lo studio si basa suidati provenienti da232 milioni di individuidi200 Paesi, emette in discussionel'idea che siain attoun'epidemia globale di obesità.

Alla ricerca hanno partecipato anche molti ricercatori italiani, con il contributo delle Università di Palermo, Torino, Padova, Salerno, Insubria, Catania, Ferrara, Firenze, Brescia, Aldo Moro di Bari, Pisa e Bologna. Ha collaborato anche il Consiglio Nazionale delle Ricerche di Reggio Calabria e di Pisa, insieme all'Istituto di Neuroscienze del Cnr di Padova e all'Istituto di Scienze dell'Alimentazione del Cnr di Avellino.

Infine, hanno preso parte anche l'Istituto Neurologico Mediterraneo di Pozzilli (Neuromed), il Centro Studi Canopo di Salerno, il Crea, l'Istituto Superiore di Sanità, l'Associazione Calabrese di Epatologia, la Scuola Superiore Sant'Anna di Pisa e il Ministero della Salute, oltre a Libera Università Mediterranea 'Giuseppe Degennaro' di Bari, Centro Studi Epidemiologici di Gubbio, Istituto per lo studio, la prevenzione e la rete oncologica (Ispro) di Firenze, Ospedale universitario di Varese e Centro di prevenzione cardiovascolare di Udine.

"Quest'ultima analisi suggerisce che iltasso di crescita dell'obesitàstarallentando estabilizzandosi, epotrebbe addirittura invertirsi in molti Paesi", dice Majid Ezzati, che ha coordinato i ricercatori. "Ciò offre unquadro più ottimistico, mostrando chesi stanno facendo progressi. Ora dobbiamocapire perchéalcuni Paesistanno ottenendorisultati migliori di altrie applicare le lezioni apprese".