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Georadar edroni per controllare lo stato di salute delpiù importante ghiacciaio delle Dolomiti, quello diPunta PeniasullaMarmolada, grazie alla ricerca condotta dal Gruppo di lavoro glaciologico-geofisico per lo studio della Marmolada, del quale fanno parte ricercatori delle Università di Parma, di Padova e dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e di Geofisica Sperimentale. Lo stesso gruppo di lavoro prevede di utilizzare questa tecnologia sul ghiacciaio dell’Adamello, il più grande delle Alpi italiane.
“ Dopo il 2022 abbiamo il dovere scientifico diguardare con attenzioneai settori glacialiche presentanoanalogie morfologichecon quello crollato. Non è un allarme: èun'indagine. La scienza non può pronunciarsi prima di avere i dati, e noistiamo raccogliendo quei dati”, rileva Aldino Bondesan dell’Università di Padova.
Per Roberto Francese, di Università di Parma e Ogs, “crolli glaciali, rotte di laghi e frane da permafrost sono fenomeni distinti ma alimentati dalla stessa causa: ilriscaldamento in quota. Le metodologie che stiamo sviluppando, dalla Marmolada all'Adamello, puntano a colmare questo divario tra la velocità del cambiamento e la nostra capacità di anticiparlo”.
SuPunta Penial’obiettivo èstabilire se ci sianocondizioni di instabilità potenzialein quanto lecaratteristiche del ghiacciaio(forma, quota e dimensioni) osservate in superficieindicano la necessità di un'analisi approfondita. Idati raccolti permetteranno di costruiremodelli numericidellamassa glacialee valutare gliscenari di pericolosità, anche in previsione dellefuture ondate di calore. Ilcambiamento climatico, osservano i ricercatori, “sta infattialterando in modo profondo e rapido le condizioni di sicurezza per le comunità di montagna, per i lavoratori del settore e per i milioni di persone che ogni anno frequentano l'alta quota per turismo, escursionismo e alpinismo”.
A tre anni dal crollo della Marmolada, avvenuto il2 luglio 2022, è chiaro che ilritiro accelerato dei ghiacciaigenera settori isolati e termicamente instabili, sempre più soggetti a distacchi improvvisi. In generale, dalla fine degli anni Novanta gli eventi di collasso sono sempre più frequenti nei ghiacciai alpini. Ritirandosi, inoltre, i ghiacciai lascianobacini d'acquatrattenuti damorene instabilio dadighe di ghiaccio, la cui rottura improvvisa chiamataGlof (Glacial Lake Outburst Flood) può scatenareondate di pienaecolate di detriti.
Il gradualescioglimento del permafrost, vero e proprio cemento naturale fra i blocchi di roccia, è inoltre una delle cause di frane spesso molto difficili da prevedere.
Questifenomeni osservano i ricercatori,interagiscono e si amplificano reciprocamente: la degradazione del permafrost destabilizza le morene che contengono i laghi glaciali, il ritiro dei ghiacciai espone pareti rocciose prima protette dal ghiaccio, le ondate di calore accelerano contemporaneamente la fusione glaciale e il riscaldamento delle rocce in quota.


