Lestelle mancatepiùpiccolemai viste hanno appena il doppio della massa di Giove . Sispostacosì illimiteper ledimensionidellenane brune, oggetti insoliti a metà strada tra le stelle e i pianeti, che si formano come le prime manon riescono a innescare lafusione dell’idrogenonel loronucleo.La scoperta, che mette in discussione gli attuali modelli di formazione stellare, si deve altelescopio spaziale James Webb, di Nasa, Agenzia Spaziale Europea e quella Canadese, che è tornato a indagare la vicina regione di formazione stellare IC 348, ottenendo una delle immagini più vaste mai rilasciate al pubblico finora. Lo studio, della Pennsylvania State University, è pubblicato su The Astrophysical Journal Letters.

I ricercatori Kevin Luhman e Catarina Alves de Oliveira avevano indagato IC 348, che si trova a circa1.000 anni luce di distanza, già nel 2022, scoprendo nane brune con masse pari a tre o quattro volte quella diGiove. Ora, lo stesso gruppo ha voluto sondare la regione ancora più in profondità, e lo sforzo ha dato i suoi frutti. Stavolta, sono riusciti a individuare nane brune ancora più piccole, massicce appena il doppio diGiove: un valore che corrisponde allo 0,19% della massa del Sole, laddove lestelle più piccole notearrivano al massimo all’8% circa.

Le osservazioni di Webb hanno riservato ulteriori sorprese:una delle nane brune più leggere appena scoperte mostra anche isegni dellapresenzadi undisco.Ciò suggerisce che, nonostante la sua massa sia paragonabile a quella di un pianeta gigante, attorno ad essapossono formarsi altri pianeti.Infine, l’immagine ottenuta dal telescopio spaziale mostra anche un gruppo di stelle in formazione accompagnate da oggetti molto particolari: si tratta dei cosiddetti ‘oggetti di Herbig-Haro’,regioni luminose che si formano quandoi getti emessi da stelle neonatein fase di accrescimentosi scontranocon ilgase la polvere circostanti.