PHOTO
Mercurio nasconde uncuoredigrafite,lo stesso materiale che costituisce la mina delle matite: nascosto nella crosta del pianeta, ha agito da'lubrificante',facilitando lanascitadelleimponenti faglielunghecentinaia di chilometri ealteanche2mila metri.Lo dimostra lo studio italiano condotto da Università di Padova, Istituto Nazionale di Astrofisica e Università di Milano-Bicocca, pubblicato sulla rivista Nature Communications. Tali risultati potranno presto essere supportati da osservazioni dirette effettuate dallasonda Bepi Colombo delle Agenzie Spaziali Europea e Giapponese, in viaggio versoMercurio.
"I risultati suggeriscono che, senza la grafite, alcuni degli imponenti sistemi di faglie osservati oggi suMercurionon potrebbero esistere nella forma in cui li vediamo", afferma Natalia Vergara Sassarini di Inaf e Università di Padova, che ha guidato i ricercatori. Il lavoro ha combinatol’analisidellatopografiasuperficiale del pianeta con esperimentisvolti inlaboratoriosu rocce simili a quelle della crosta diMercurio.
I risultati mostrano che livelli ricchi in grafite,ereditati dalleprime fasi di vitadel pianeta, hanno continuato amodellaresilenziosamente la suatettonicafino ai giorni nostri, e cheMercuriopotrebbe essersi contratto molto più di quanto stimato in precedenza.
"A pochi mesi dall’inserzione in orbita diMercuriodella sonda Bepi Colombo, prevista per il prossimo novembre - commenta Matteo Massironi dell'Ateneo patavino, co-autore dello studio e project scientist di uno degli strumenti della sonda - questa scoperta pone le basi per ricerche mirate a verificare nel dettaglio legeometrie di queste enormifagliee lapresenza di grafitein loro prossimità".


