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Lachiave per isupercomputer quantisticidel futuro è nelleparticelle di luce, ifotoni, che ora è possibile manipolarein maniera molto più efficiente grazie a una nuova piattaformabasata suminuscole cavità. La loro particolarità sta nell'essere rivestite di microlenti e non di microspecchi: in questo modo laluce rimbalza meno, ma si riescono a estrarremaggiori informazioni fatte di qubit, gli equivalenti quantistici dei classici bit. Il risultato, descritto sulla rivista Nature, è stato ottenuto da un gruppo di ricerca guidato dall'Università americana di Stanford. L'innovativa tecnica potrebbetrovare applicazione nei biosensori e nei microscopi, ma anche nel campo dell'astronomia, consentendo la realizzazione di telescopi in grado di osservare direttamente i pianeti al di fuori del Sistema Solare.
"Se vogliamo realizzare un computer quantistico, dobbiamo essere in grado di leggere le informazioni contenute nei qubit molto rapidamente", dice Jonathan Simon, che ha coordinato lo studio. "Finora non esisteva un modo pratico per farlo su larga scala, perché gli atomi semplicemente non emettono luce abbastanza velocemente e, per di più, la emettono in tutte le direzioni. Unacavità ottica può guidarein modo efficiente laluceemessa verso una direzione specifica - sottolinea Simon - e ora abbiamo trovato un modo per dotare ogni atomo che compone un computer quantistico di una propria cavità individuale".
I ricercatori hanno dimostrato l'efficienza della loro tecnica mettendo a punto unapiattaforma di prova con 40 cavità, ciascuna contenente il suo atomo, e hanno anche dimostrato la fattibilità di una struttura molto più grande formata da oltre 500 cavità. Si stima che icomputer quantistici richiederanno milioni di qubitper superare le prestazioni di quelli classici ma, secondo gli autori dello studio, i risultati ottenuti indicano che il loro metodo è in grado di raggiungere tale numero.


