Come le famiglie, nelle quali i figli tendono a rimanere vicini ai genitori, così inuovi neuronicheman mano si formano nel cervello in via di sviluppo tendono a restare vicini allecellule progenitrici che li hanno generati, dando forma in questo modo allacomplessa architettura che conosciamo. È questa l'ipotesi alla base della nuova teoria sullo sviluppo del cervello, formulata dai ricercatori guidati dal Laboratorio americano di Cold Spring Harbor e pubblicata sulla rivista Neuron. 

Tale modello potrebbe avere implicazioni importanti per la biologia,facendo lucesullosviluppo di altritessuti come quellotumorale,ma anche per il campo dell'Intelligenza Artificiale:potrebbe, infatti, aiutare la messa a punto disistemi in grado di autoreplicarsi e di trasmettere informazioni da una generazione all'altra.

Nello sviluppo cerebrale è fondamentale che le cellule vadano a finire esattamente nel posto giusto in base alla loro funzione. Per molto tempo si è pensato che i neuroni riuscissero a trovare la loro collocazione finale solo grazie ai segnali chimici scambiati da cellula a cellula, un sistema di comunicazione che tuttavia risulta estremamente complicato e poco efficiente in un organo che ospita circa 85 miliardi di neuroni e un numero altrettanto elevato di altre cellule.

Secondo i ricercatori guidati da Stan Kerstjens, però, la risposta potrebbe essere sorprendentemente semplice: le cellule non devono viaggiare per trovare il loro posto, poiché tutte quelle chediscendono dallo stesso progenitorerimarranno vicine le une alle altre. Gliesperimentifatti prima sutopi e poi supesci zebrasembrano confermare lavalidità del modello e indicano che si adatta bene anche a cervelli diversi e di diverse dimensioni.