Oltre3 miliardi di personein28 paesi appartenenti al Sud del mondonon hanno i mezzi perdifendersidalcaldo estremoe dalle ondate di calore, un problema reso sempre più grave e frequente dal riscaldamento globale in corso. I fattori determinanti non sono ilredditool'esposizioneaicambiamenti climatici, come si potrebbe pensare,maillivello di istruzionee le condizioni di lavoro. È ciò che emerge dallo studio internazionale pubblicato sulla rivista Nature Sustainability e guidato dall'Italia con la Fondazione Centro Euro-Mediterraneo sui Cambiamenti Climatici di Venezia. Alla ricerca hanno preso parte anche il Joint Research Center della Commissione Europea di Ispra, in provincia di Varese, l'Università di Bologna e quella Ca' Foscari di Venezia.

I ricercatori guidati da Giacomo Falchetta hanno valutato la capacità di difendersi dal caldo tramite unindicechiamato'Povertà sistemica legata al raffreddamento', in inglese 'Systemic Cooling Poverty'. Oltre a indicatori ovvi come l'accesso all'aria condizionata, l'indice prende in considerazione anche il livello di esposizione ai cambiamenti climatici, le infrastrutture disponibili,ledisuguaglianze sociali,lasalute,l'istruzione e le condizioni di lavoro.

I risultati ottenuti indicano chepiù di due terzi degli individuipresi in esame sono arischioper almeno unodi questiparametri,mentre quasi 600 milioni di persone ne affrontano più di uno. A giocare un ruolo chiave, per circa2,2 miliardi di individui, sono soprattutto il livello di istruzione e le condizioni di lavoro.

"Questo dimostra - afferma Falchetta - che sonomolti i fattori in gioco: itrasporti,imateriali da costruzione, le leggi e iregolamenti in materia di lavoro, nonché l'accesso ai servizi. Ad esempio, una città in cui tutti hanno l'aria condizionata non è necessariamente una città in cui non esiste la Povertà sistemica legata al raffreddamento".