PHOTO
Adieci annidall' annuncio della scoperta , leonde gravitazionalihannomantenuto le promessee oggi stanno aprendo unapagina della fisicacompletamenteinedita. "Sono iprimi vagiti, si spera che ci aiutino a fare ungrandissimo salto", dice all'ANSA il fisico Fulvio Ricci, dell'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare (Infn), che di quella scoperta epocale è stato uno dei protagonisti. Se quella scoperta ha aperto una nuova finestra dell'universo, vedere più lontano sarà possibile con l'Einstein Telescope, il rivelatore di onde gravitazionali di nuova generazione che l'Italia si è candidata a ospitare in Sardegna.
Iprimi segnalierano stati rilevati a settembre 2015 dai due rivelatori americani Ligo ed analizzati in comune con lacollaborazione Virgo, sulla base dell'accordo di collaborazione tra i due progetti del 2007. Dopo un embargo interminabile, l'11 febbraio 2016 arrivò l'annuncio, che immediatamente fece il giro del mondo.
"Annunciavamo di avere rilevato unsegnale fisicocheprovava l'esistenza delle onde gravitazionali: una delleconferme dellateoria generale dellarelatività di Albert Einstein.Stavamo aprendo una nuova finestra sull'universo", osserva Ricci. Grazie a quella scoperta, prosegue, adesso "stiamo studiando fenomeniche altrimenti non avremmo potuto studiare".Premiata con il Nobel nel 2017 , era stata in realtà unadoppia scopertaperché per la prima volta era stata dimostrata anche l'esistenza dei buchi neri . "Di fatto - prosegue il fisico - lafisica dei buchi nerisi fa con le onde gravitazionali". Sonopiù di 300le collisioni fra buchi neri finora studiate. "Uno degli eventi più recenti, del 2025, ha permesso di trovare conferme delle proprietà termodinamiche dei buchi neri, previste da Stephen Hawking e Jacob Bekenstein" e questo, osserva, porta a "sconfinare fisica quantistica".
Le onde gravitazionali hanno portato con sé anche una nuova astronomia , chiamata ' multimessaggera ', quando nel 2017 i trerivelatori, i due Ligo e Virgo, segnalarono aitelescopi spaziali e basati a Terradove puntarenel cielo per osservare i segnali elettromagnetici cha accompagnavano lafusione di due stelle di neutroni. "Non ci sono subbi che l'astronomia multimessaggera stia dando i suoi frutti, anche se eventi come quello del 2017 sono un po' più rari: ci vuole pazienza per accumulare nuovi risultati", dice ancora Ricci.
"Adessostiamo studiandocon isegnali gravitazionaliifenomeni oscuri dell'universo, quelli che non si possono vedere con i segnali elettromagnetici. Si e' aperta unanuova astronomiama anche unnuovo dominio della fisica, al confine tra la relatività generale e la fisica quantistica: un problema aperto ed enorme nel quale finora i progressi teorici non erano supportati dalle osservazioni sperimentali. Oraabbiamo un canale osservativo che ci porta in questa direzione. Ne è un esempio lo studio dell'evento di gennaio 2025. Sono forse i primi passi che ci potrebbero far fare un grandissimo salto". Finalmente, prosegue, "si apre il capitolo delladinamica gravitazionale sperimentale".
Il bilancio di dieci anni di ricercaè perciòpositivo: "le promesse sono state mantenute", conclude Ricci, e con gli strumenti che abbiamo attualmente possiamo "studiare fenomeni limitati al cosiddetto universo locale, quello nei dintorni della nostra galassia. Mase vogliamo esplorare l'universo piùa fondoe studiare quanto è accaduto nelpassato, quindi eventi più vicini al momento del Big Bang, abbiamo bisogno dirivelatori più potenti. L' Einstein Telescope e' il futuro strumento che ci permettera' di andare così lontano".


