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Organoidi dicervello umano, cioèmodelli 3D in miniaturaottenuti in laboratorio a partire dacellule staminali, sono statitrasferiti nelcervello 'impoverito' di topi, dove sono riusciti aintegrarsi e svilupparsiorganizzandosi incircuiti e reti neurali, formandostrutture complesseche ricordano lacorteccia cerebraleumana. È l'importante risultato pubblicato sulla rivista Nature e ottenuto dal gruppo di ricerca guidato dall'Università di Stanford. Il risultatoapre la stradaallapossibilità di studiarelo sviluppo del cervelloin modi chefinora eranoimpossibili, così come diindagare i meccanismialla base di patologie e disturbi come schizofrenia, epilessia, autismo e paralisi cerebrale.
Lepossibili applicazioniriguardano anche altri aspetti, come dice all'ANSA Stefano Gustincich, direttore del Center for Clinical and Computational Genomics C3G dell'Istituto Italiano di Tecnologia ad Aosta: "Sarebbe interessante, ad esempio, riuscire a capire imeccanismi che entrano in gioco nel tempo durante il processo diinvecchiamento, come la parte restante del cervello di topo influenza lo sviluppo dell'organoide, oppure modificare le reti neurali sviluppate per osservare gli effetti di tali modifiche sul comportamento degli animali. Il risultato - prosegue -potrebbe anche aprire la strada, in futuro, aimpianti nel cervello umanodi organoidi ottenuti a partire dalle cellule staminali del paziente stesso".
Trasferire gli organoidi umani è stato possibile grazie almetodo che hapermesso di ottenere animali con un cervello ridotto. Finora, lo spazio limitato e la competizione che si instaura con i neuroni dei roditori ospiti hanno ostacolato la riuscita degli esperimenti che miravano a integrare nel cervello di topo organoidi cerebrali umani. I ricercatori coordinati da Sergiu Pașca hanno quindi cercato una soluzione al problema: hannomodificato geneticamentein laboratorio itopi, in modo daimpedire la formazione della neocorteccia, la regione più recente dal punto di vista evolutivo della corteccia cerebrale dei mammiferi, deputata al controllo delle funzioni cognitive superiori. Grazie a questo risultato, gliorganoidi trapiantatihanno potuto crescere ed espandersi, occupando la maggior parte dello spazio disponibile.Dopo tre mesi,oltre il 90% della cortecciapresente nel cervello dei topiera di origine umanae, dopoaltri tre mesi, leprestazioni degli animalisottoposti all'intervento eranosimili a quelle dei loro coetaneidotati di un cervello normale.
Gli autori dello studio hanno ricevuto anche unasorpresa: iltessuto cerebralecresciuto negli animaliconteneva alcune particolaricellule nervose chiamateneuroni di von Economo. Si tratta di neuronimolto grandiemolto rari, nella corteccia se ne trova circa uno ogni 90mila, che sono presenti solo in poche specie di mammiferi molto evoluti, come le grandi scimmie, gli elefanti, i delfini e le balene. Queste cellule sononote per essere particolarmente vulnerabili in alcune malattie neurodegenerativee finora non erano mai state ottenute in coltura né nei precedenti esperimenti di trapianto nei roditori: ciò significa cheper la prima voltailloro ruolopotrà esserestudiato in maniera approfondita


