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Per la prima volta sono stateosservate in dettagliolecellule viventidianimali antartici, abituati a vivere a temperature bassissime. E' stato possibile grazie a unnuovo microscopioche raggiunge unlivello di dettaglio taledarilevare eventualierrori nel ripiegamento delle proteine: unproblema comuneanche a moltemalattie neurodegenerativeche colpiscono gli esseri umani. "La nostra scoperta potrebbe influenzare molte discipline scientifiche e applicazioni , ben oltre l'ecologia e le regioni polari", osserva la biologa cellulare Francesca van Tartwijk, del British Antarctic Survey e dell'Università of Cambridge, che ha coordinato la ricerca accessibile online sulla piattaforma bioRxiv, dove sono ospitati articoli non ancora sottoposti alla revisione della comunità scientifica.
Le prime cellule adattate al freddo mai osservate sono quelle delpesce Harpagifer antarcticus, che vive nelle acque poco profonde vicino alle coste antartiche, e il microscopio che ha permesso di esaminarle è stato realizzato dal dipartimento di Ingegneria chimica e Biotecnologie dell'Università di Cambridge.
E' emerso che lecellule si sonoadattate al freddoseguendostrategie diverse. Per esempio, in alcuni casi le centraline energetiche delle cellule, imitocondri, si sono fusi formando ampie reti e il loro numero complessivo è aumentato per produrre la maggiore quantità di energia necessaria per affrontare le basse temperature. La cosa che ha sorpreso i ricercatori è i mitocondri si muovono a velocità sorprendentemente elevate, contrariamente all'ipotesi secondo cui l'adattamento al freddo implica il rallentamento di ogni processo.
Soprattutto, lebasse temperatureaumentano la probabilità di errorinelripiegamento delle proteine, osserva van Tartwijk: "una proteina ripiegata in modo errato - prosegue - è, nella migliore delle ipotesi, inutile, ma può essere davvero dannosa, quindi queste cellule adattate al freddo hanno bisogno di trovare un modo per gestirle".


