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Unantico enzimadellacannabis attivo milioni di anni fa, nelleantenate delle piante attuali, è stato riportato in vita grazie a una tecnica che ha permesso di ricostruire lasequenza ancestrale del generesponsabile della suaproduzione. Il risultato, pubblicato su Plant Biotechnology Journal, si deve al gruppo di ricerca dell'Università di Wageningen nei Paesi Bassi.
I dati raccolti consentono di ricostruire l'evoluzione della cannabis e dicomprendere meglio leproprietà farmacologichedei suoi vari composti, ma aprono anche adapplicazioni pratiche: l'enzima potrebbe infatti essere ilpunto di partenza per losviluppo dinuovi farmaci, poiché si è rivelato più robusto e flessibile dei suoi discendenti.
I ricercatori coordinati da Robin van Velzen si sono concentrati sugli enzimi noti come 'cannabinoidi ossidociclasi', che sono responsabili della produzione di diversi importanti composti attivi come il tetraidrocannabinolo (Thc), il cannabidiolo (Cbd) e il cannabicromene (Cbc). Nonostante la loro importanza, questi enzimi sono ancora moltopoco compresie, per questo motivo, gli autori dello studio hanno cercato di ricostruire i loro antenati ormai scomparsi.
Basandosi sulle sequenze di Dna presenti nelle piante moderne, i ricercatori hannorimesso insieme il gene ancestralee, da lì, l'enzima corrispondente. Hanno così scoperto che, mentre nelle piante di cannabis attuali ogni composto è prodotto da un enzima specializzato, in quelle antiche glienzimi erano molto più flessibili: ciascuno di essi poteva produrre più composti diversi invece che uno solo, unacaratteristica che potrebbeaiutare nell'ambito dellaricerca farmacologica."Ciò che una volta sembrava evolutivamente 'incompiuto' - commenta van Velzen - ora si può rivelare estremamente utile".


