Permetterà difare luce sulla materiae sulleforze fondamentaliche la governano laparticella scoperta al Cerndi Ginevra. Si chiama Xi‑cc‑plus ed è unaparente delprotone, simile per struttura mapiù pesante. A rivelare la sua presenza è stato ildecadimento intre particelle più leggere, registrato grazie all'esperimento LHCb, uno dei principali esperimenti in funzione nell'acceleratoreLarge Hadron Collidere attualmentecoordinato dall'Italiacon l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare. Si tratta dellaprima particella scopertautilizzando laversione aggiornata di LHCb, che ha permesso di incrementare la sua sensibilità e la velocità di acquisizione dei dati. La scoperte è stata annunciata in uno degli appuntamenti più importanti organizzati dal Cern, laconferenza Moriond.

"L'aggiornamento ci consente diraccogliere ogni giornounaquantità di dati 15 volte maggiorerispetto a prima - dice all'ANSA Giovanni Punzi, ricercatore dell'Infn e professore all'Università di Pisa, che è il responsabile nazionale di LHCb - adesso vediamo queste particelle conmolta più chiarezzae ciò generamolto entusiasmo. Ora stiamo già cercando altri membri della famiglia di questa nuova particella - prosegue Punzi -ci aspettiamoancorainteressanti evoluzioniin questo campo".

Le particelle come quella appena scoperta sono formate dai costituenti fondamentali della materia chiamatiquark, dei quali esistono sei tipi diversi. Mentre il protone è formato da due quark up e un quark down, la nuova particella sostituisce i due quark up con due quark charm. "Lastruttura èsimile a quella del protone- afferma Punzi - mamolto più pesanteedesotica, perché iquark charm non si trovano nella materia ordinariaed èdifficile produrlianche con acceleratori potenti come Lhc".

Le osservazioni sonoin linea con leprevisionidelModello Standard, la teoria di riferimento della fisica moderna che descrive le particelle e le forze fondamentali della materia, e il risultato conferma la grande capacità della collaborazione internazionale di LHCb, dove la percentuale di ricercatori italiani coinvolti (19%) supera quella di tutti gli altri Paesi.

"Si tratta distati della materia molto particolariil cuicomportamentoèdifficilmente prevedibile, e quindiosservarli non è affatto scontato", commenta Punzi. "Queste scopertenon sono solo una curiosità, ci permettono dicapire meglio il comportamento dei quark e delle forze che li leganoedimostranoche l'approccioche stiamo seguendo conLHCb è quellogiusto, incoraggiandoci a proseguire sulla stessa strada".

Per questo motivo, i ricercatoristanno già progettandounulteriore miglioramento, che permetterà all'esperimento diraccogliere e analizzare i dati ancora più velocementenell'ultima fase di presa dati dell'Lhc. Il rivelatore sarà, infatti, aggiornato per fornire anche misure temporali estremamente precise del passaggio delle particelle. I lavori inizieranno nell'estate 2026, in concomitanza con un periodo di stop che durerà quattro anni e che permetterà di trasformare l'Lhc nell'High-Luminosity Lhc: il progetto aumenterà di un fattore 10 il numero di collisioni tra particelle, inaugurando una nuova era per la fisica delle alte energie.