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Uninsolito segnalecaptato dalrivelatore dionde gravitazionaliLigo negli Stati Uniti potrebbe essere unindizio dell'esistenza deibuchi neri primordiali, che secondo i modelli teorici si sarebberoformati nella 'zuppa cosmica'subito dopoilBig Bang. E' quanto ipotizza lo studio condotto dall'astrofisico Nico Cappelluti, professore associato presso il dipartimento di Fisica dell'Università di Miami, e dal dottorando Alberto Magaraggia. I risultati, online sulla piattaforma arXiv, sono in via di pubblicazione sulla rivista The Astrophysical Journal.
"Ibuchi neri più comunisi formano a seguito di unasupernova, ovvero lamorte di una stella massiccia, pertanto le loro masse possono variare da poche volte la massa del Sole a miliardi di masse solari", spiega Cappelluti. Nelnovembre 2025, però,Ligo harilevato unsegnale (denominato S251112cm) prodotto dallafusione didue oggettiin cuialmeno unoaveva unamassa inferiore a quella del Sole. Questo dato suggerisce lapotenziale presenzadi unbuco nero primordiale, che si sarebbeformato da dense sacche di materia subatomicaentro un secondo dal Big Bang. Ibuchi neri primordiali, per ora puramenteteorici, potrebbero averedimensioni chevariano da quelle di unasteroide a quelle di unoggetto massiccio; inoltre,potrebbero spiegarela natura dellamateria oscura, la sostanza invisibile che costituisce circa l'85% di tutta la materia nell'universo e che agisce come una 'colla gravitazionale' che tiene unite le galassie.
"Abbiamo cercato di stimare quanti buchi neri primordiali possano esistere nell'universo e quanti di essi potrebbero essere rilevati da Ligo", aggiunge Magaraggia. "I nostririsultati sonoincoraggianti. Prevediamo che i buchi neri subsolari, come quello che Ligo potrebbe aver osservato, siano effettivamente rari, in linea con la scarsa frequenza con cui tali eventi sono stati osservati finora".
Lo studio "suggerisce che la spiegazione più plausibile per ilsegnale di Ligo, chenon trova alcuna spiegazione astrofisica convenzionale, sia la rilevazione di un buco nero primordiale", conclude Cappelluti. "E la nostra ricerca indica che questibuchi neri primordialipotrebbero rappresentare unaparte significativa, se non la totalità, dellamateria oscura".
Quello proposto dai due astrofisici italiani "è unrisultato intrigante- commenta Gianluca Gemme, ricercatore dell'Istituto nazionale di fisica nucleare e coordinatore della collaborazione Virgo - ma un singolo evento candidato, per quanto interessante, non costituisce ancora una scoperta.Se confermato da ulteriori osservazioni,potrebbe aprire una nuova finestrasulla fisica dell'universo primordiale. Questo è esattamente il tipo di ricerca scientifica che motiva il continuo miglioramento della nostra rete di rivelatori".


