Da terapie geniche per malattie come la cecità ereditaria e la misura più precisa finora ottenuta di una particella elementare, il muone, che promette di aprire le porta alla nuova fisica: sono le ricerche alle quali stati assegnati i Breakthrough Prize, noti come gli Oscar della scienza, che da 14 anni sono promossi e finanziati da un gruppo di imprenditori privati, fra i quali Mark Zuckerberg, presidente e amministratore delegato di Meta, e Sergey Brin, co-fondatore di Google. Quest'anno sono stati assegnati 6 Breakthrough Prize da 3 milioni di dollari ciascuno, oltre a numerosi altri premi minori come i New Horizons Prize da 100mila dollari, assegnati a 15 fisici e matematici all'inizio della loro carriera, e i Maryam Mirzakhani New Frontiers Prize da 50mila dollari, riconosciuti a 3 matematiche che hanno recentemente conseguito il dottorato di ricerca.
Uno dei premi va a Jean Bennett, Katherine High e Albert Maguire, il cui lavoro ha portato alla prima terapia genica approvata dalla Food and Drug Administration statunitense. La terapia sostituisce il gene RPE65 difettoso per curare l'amaurosi congenita di Leber, una rara malattia ereditaria che di solito porta alla cecità totale. Riceve il premio anche un'altra terapia genica messa a punto da Stuart Orkin e Swee Lay Thein, e diretta contro due gravi malattie del sangue prima incurabili, l'anemia falciforme e la beta-talassemia. In questo caso, il gene bersaglio è BCL11A.
Un Breakthrough Prize va a Rosa Rademakers e Bryan Traynor, che, in maniera indipendente l'una dall'altro, hanno identificato la causa genetica più comune della Sclerosi laterale amiotrofica (Sla), una malattia neurodegenerativa che porta alla paralisi dei muscoli volontari, e della Demenza frontotemporale (Dft), la seconda causa di demenza a esordio precoce. La colpevole è una mutazione nel gene C9orf72, che vede una piccola sequenza di 6 basi del Dna ripetersi centinaia o migliaia di volte nelle persone malate.
Per la Fisica è stato premiato l'esperimento che con una precisione record ha misurato la cosiddetta anomalia magnetica del muone, una particella fondamentale simile all'elettrone ma circa 200 volte più massiccia. L'esperimento è il risultato della collaborazione internazionale Muon g-2, ospitata dal Fermilab e alla quale hanno partecipato il Cern e il Brookhaven National Laboratory, l'Italia ha contribuito con l'Istituto Nazionale di Fisica Nucleare.
Nel campo della matematica è stato premiato Frank Merle, che ha contribuito in modo significativo alla comprensione di equazioni che descrivono come onde, fluidi e altri sistemi dinamici cambiano nel tempo. In fisica, invece, il protagonista è il muone, una particella fondamentale simile all'elettrone ma 200 volte più massiccia: l'esperimento Muon g-2 ospitato dal Fermilab statunitense è riuscito a misurare con estrema precisione una proprietà del muone detta 'anomalia magnetica', che costituisce un banco di prova per il Modello Standard, la teoria di riferimento della fisica, e per ciò che potrebbe andare al di là di questo.
Infine, uno speciale Breakthrough Prize va a David Gross, vincitore di un Premio Nobel per la fisica nel 2004 insieme a Hugh David Politzer e Frank Wilczek, per aver fatto luce sulla forza nucleare forte, la più potente tra le quattro forze fondamentali della natura, che tiene unite la particelle che formano gli atomi. Il loro lavoro ha permesso anche lo sviluppo della 'cromodinamica quantistica', una delle pietre angolari del Modello Standard.

Anche l'Italia protagonista, con l'Infn

C'è anche un po' di Italia negli Oscar della scienza 2026: il Breakthrough Prize per la fisica fondamentale è stato assegnato alle collaborazioni Muon g-2 per una misura di altissima precisione, quella dell'anomalia magnetica del muone, a cui ha contribuito anche l'Istituto nazionale di fisica nucleare (Infn) attraverso l'esperimento Muon g-2 al Fermilab, che co-coordina dal 2020 (prima con Graziano Venanzoni e ora con Marco Incagli, entrambi della sezione Infn di Pisa).

"Il Breakthrough Prize in fisica fondamentale di quest'anno è stato assegnato a tre generazioni dell'esperimento Muon g-2: l'esperimento al Cern degli anni '70, l'esperimento a Brookhaven nel 2000 e infine l'esperimento al Fermilab, che ha pubblicato i risultati finali nel giugno 2025, contribuendo a stabilire quella che rimarrà per anni la misurazione più precisa del momento magnetico del muone", osserva Marco Incagli.

"Il gruppo italiano ha contribuito in modo significativo al successo della misura, progettando e realizzando sia un complesso sistema laser di calibrazione assoluta dei calorimetri usati nelle misure di energia, sia un magnetometro ottico ad alta sensibilità per la misura dei transienti magnetici. L'utilizzo di entrambi questi sistemi ha permesso di abbattere in maniera significativa l'incertezza globale sulla misura dell'anomalia magnetica del muone. Le ricercatrici e i ricercatori italiani - conclude Incagli - hanno anche partecipato in maniera massiccia al notevole sforzo di analisi dati che è stato necessario per ottenere il risultato finale".