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Lavorare sullepolitiche di prevenzione, sulmonitoraggio del suolo e su interventi che consentano di ridurre ilrischio sismicodel territorio italiano. Questi i punti chiave sottolineati dagliespertiintervenuti al convegno 'Prevenzione del rischio sismico in Italia', ospitato oggi al Senato e promosso dal senatore Pietro Lorefice. "Laprevenzionedeve diventare il faro guidaper ognuno di noi - commenta il senatore - non si può continuare a rincorrere l'emergenza, anche perché nell'emergenza si apre un mondo parallelo, dove riescono a insinuarsi personaggi senza scrupoli".
Gli interventi ruotano attorno a un concetto fondamentale:non è possibile evitare il prossimo grandeterremoto,ma si può lavorare per ridurne gli effetti. "Lavulnerabilità sismicapuò e deve essereridotta:è l'unico elemento su cui si può intervenire", afferma Salvatore Stramondo, direttore del Dipartimento terremoti dell'Istituto Nazionale di Geofisica e Vulcanologia. "Per rispondere a questa esigenza,l'Ingv ha costituito nel2013 ilCentro di pericolosità sismica - aggiunge Stramondo - che attualmente sta lavorando a un grande progetto: l'Italian Seismic Hazard Model(Ishm), che speriamo diconcludere entro la fine del2026". Il progetto punta a sviluppare la nuovaCarta nazionale della pericolosità sismica, un documento fondamentale perché alla base delle norme tecniche per la costruzione di edifici e infrastrutture.
Insiste sulla necessità che ivari enti uniscano le forzeil direttore del Centro di ricerche sismologiche dell'Istituto Nazionale di Oceanografia e Geofisica Sperimentale, Matteo Picozzi. "Per riuscire a fare questa filiera della prevenzione, è fondamentale la collaborazione tra i diversi enti. Nel futuro - aggiunge Picozzi - ci aspettano una serie di sfide importanti: migliorare le infrastrutture per il monitoraggio, trasformare i dati raccolti in strumenti utilizzabili dalle istituzioni, e sviluppare una cultura del 'multi-rischio'. Un terremoto, infatti, può produrre altri fenomeni, come gli tsunami".


