Duemandibole parziali, numerosidenti evertebre rinvenuti in unagrotta inMarocco e risalenti a773mila anni fa potrebbero essere ciò che resta del piùvicino antenatodegliesseri umani modernitra quelli finora noti. Era vissuto in un'epoca nella quale lalinea evolutivadiHomo sapiens non si eraancora separatada quelle dei suoi cugini,Homo neanderthalensiseHomo di Denisova. Lo indica lo studio pubblicato sulla rivista Nature, coordinato da Jean-Jacques Hublin, del Centro di ricerca interdisciplinare in biologia (Cirb) del Collegio di Francia, e Abderrahim Mohib, dell'Istituto nazionale marocchino di scienze archeologiche e del patrimonio (Insap). Importante anche il ruolo dell'Italia, che ha partecipato allo studio con l'Università di Milano e quella di Bologna.

"Il ritrovamento di questi fossili è eccezionale- dice all'ANSA Serena Perini dell'Università di Milano, che è stata laresponsabile dell'analisi che ha permesso ladatazione dei reperti - specialmente perché ilperiodo criticoin cui si attesta ladivergenza che ha portato alla nostra specie,tra 1 e 0.6 milioni di anni fa, hapoche evidenze fossiliche possano aiutare a comprendere questo fenomeno".

Si ritiene da tempo, infatti, chel'ultimo antenato comune degli esseri umani moderni, dei Neanderthal e dei Denisova siavissuto tra 765mila e 550mila anni fa, madove siacomparso esattamenteè ancora oggetto didibattito. Ritrovamenti come quelli relativi a Homo antecessor in Spagna hanno suggerito che quel luogo possa essere stato l'Europa, ma fossili africani di età simile sono stati finora estremamente rari, rendendo impossibile fare luce sulla questione.

I nuovi resti sono stati trovati nella cosiddetta 'Grotta degli Ominidi', nella cavaThomas QuarryI in Marocco. L'analisi dei sedimenti circostanti dimostra che risalgono a un'epocache ha visto unimportante cambiamentonelcampo magnetico terrestre: "La datazione magnetostratigrafica, ovvero tramite lo studio delle inversioni del campo magnetico terrestre, li pone a circa 773mila anni fa", afferma Perini.

L'età è dunquesimile a quella diHomo antecessor, dal momento che alcuni suoi fossili sono stati datati a circa 800mila anni fa, ma le caratteristiche morfologiche dei due ominidi sono diverse. Ciòsuggerisce che fossegià avvenutaunadifferenziazione tra gli abitanti dell'Europa e quelli del Nord Africa.

"I fossili rinvenuti in Marocco - sottolinea la ricercatrice italiana - sono stati attribuiti ad una forma evoluta di Homo erectus in senso lato, in quanto presentano al contempo tratti arcaici e derivati". Ad esempio, le dimensioni deimolari ricordano quelle deiprimi Sapiense deiNeanderthal, mentre la forma dellamandibola è più vicina a quella diHomo erectuse di altri esseri umani arcaici.

Secondo gli autori dello studio, i resti marocchini potrebbero non appartenere all'ultimissimo antenato dell'uomo moderno, ma esservi comunquemolto vicini. In ogni caso, lascoperta segna unpunto a favoredi un'ascendenza africana dei Sapiens, piuttosto che europea: "L'interpretazione dei risultati ottenuti - conclude Perini - punta verso un'origine africana della nostra specie".

Per Stefano Benazzi, del dipartimento di Beni Culturali dell'Università di Bologna, "questi risultati identificano unapopolazione africanache si trovaalla basedelpercorso evolutivoda cui si è originata lanostra specie" e rileva che "è unascoperta importante, che ci offre nuove informazioni sull’ascendenza condivisa di Sapiens, Neandertaliani e Denisoviani". Anche per Rita Sorrentino, del dipartimento di Scienze Biologiche, Geologiche e Ambientali dell’Università di Bologna, "è unacoincidenza eccezionaleche i sedimenti contenenti i fossili oggetto della nostra indagine siano stati deposti proprio durante questa transizione” La scoperta, aggiunge, "mette in evidenza come l’area dell’Africa nord-occidentale abbia svolto un ruolo fondamentale nella fase iniziale della storia evolutiva del genere Homo”.