Trovate lemolecole che rendono itumori capaci ditrasformarsi e di diventare più aggressiviecapaci di diffondersi. Sono stateidentificate neitumori delle corde vocali, nei qualimodificano il tessutoda compatto a fluido. La scoperta è pubblicata sulla rivista Advanced Science e si deve alla ricerca condotta dall'Ifom (l'Istituto di Oncologia molecolare della Fondazione Airc) e dal dipartimento di Oncologia ed emato-oncologia (Dipo) dell'Università Statale di Milano.

Ilprogramma molecolareche determina latransizione dei tessutida uno stato solidoe protettivoa uno fluidoe invasivo è stataidentificata studiando incoltura lecellule dicarcinoma delle corde vocali e squamocellulare. Se i tessuti sani resistono senza problemi alle sollecitazioni meccaniche dovute ad attività come respirare, parlare o al battito cardiaco, per quelli tumorali non è così. In particolare, nei tumori dell'epitelio i tessuti non riescono a reagire e, diventando più fluidi, riescono a diffondersi più facilmente dando origine alle metastasi. "In fisica della materia il fenomeno è noto cometransizione di fase", osserva Giorgio Scita, della Statale e direttore del Laboratorio Ifom sui meccanismi di migrazione delle cellule tumorali.

Studi precedenti, compresi quelli condotti dal gruppo di Scita, avevano osservato che ilvolume dellecellule tumoralipuò oscillare in modo significativoe che queste fluttuazioni potrebbero portare a rendere il tessuto più fluido. Tuttavia i meccanismi molecolari che innescano e controllano questo processo erano solo in parte noti. La nuova ricerca, firmata da Scita e da Hind Abdo come prima autrice, haindividuatoigeni artefici di questa trasformazione: sono ifattori di crescitachiamatiEgfeAreg. Entrambi sono normalmente prodotti dall'organismo per rispondere a stimoli come le lesioni dei tessuti o la proliferazione cellulare, e spesso espressi in eccesso nei tumori.

"L'Egf funziona come un interruttore. Legandosi alla superficie cellulare - dice Abdo - avvia unacatena di segnaliche porta alla produzione di dueconnessine specifiche,Cx26 eCx3". Quando questi canali si moltiplicano, lecellule iniziano a scambiarsi fluidi in modo sincronizzato, gonfiandosi e sgonfiandosi in sequenza,come i movimenti coordinati di unostormo di uccelli.

Condotto grazie al sostegno dell'Airc e a un finanziamento del Consiglio Europeo della Ricerca, lo studio ha inoltre dimostrato che questoprocesso non avviene spontaneamente erichiede connessine specifiche, Quando queste sono state eliminate utilizzando la tecnica che taglia e incolla il Dna, la Crispr-Cas9, il movimento collettivo si è bloccato.

Per Scita "ciò che rende questa scoperta concettualmente rilevante è cheabbiamo identificato un programma molecolare precisoe non una risposta passiva a sollecitazioni fisiche. Tale programma - osserva - consente la transizione del tessuto da uno stato solido e immobile a uno fluido e invasivo. Un livello di controllo molecolare di questo tipo non era ancora stato dimostrato in questo contesto". La possibilità di poter bloccare le connessine come di Cx26, che è associata a una ridotta sopravvivenza dei pazienti con diverse forme di tumore, potrebbe la strada afuture possibili terapiequando irisultati sarannovalidatiin test sucolture cellulari tridimensionalieanimali di laboratorio.