Realizzato unchip ibridoin3Dnel quale itransistor dialogano con neuroni umani vivi: si chiama3D-Mind e punta adaprireleporteallabioinformatica.A sviluppare questa nuova tecnologia, pensata anche permigliorare i modelli diIntelligenza Artificialeesuperarnealcunilimiti,è il gruppo di ricerca guidato da Tian-Ming Fu, dell'Università di Princeton, e i risultati sono pubblicati sulla rivista Nature Electronics.

L'ideazione di questo nuovo dispositivo, osservano gli autori della ricerca, nasce dalla necessità di rispondere a una delle maggiori sfide dell'IA, ossiaabbatterne iconsumi.

Proprio la questione energetica è oggi uno dei maggiori limiti, tanto che per alimentare i data center, le 'fabbriche' dell'IA, si sta oggi lavorando a costruire nuove centrali elettriche dedicate, frale quali piccole centrali nucleari. Nonostante le IA tentino di replicare alcune capacità del cervello, vi riescono solo in alcuni aspetti ma sono ancora lontanissime dall'avere la stessa efficienza energetica. Da questa limitazione è nata l'idea diintegrarel'elettronica attuale con neuroni umani, ma finora con scarsi successi concreti. E' una parte della cosiddetta bioinformatica, ossia sviluppare una nuova tipologia di computer capace di integrare elettronica e componenti biologiche.

La nuova idea dei ricercatori americani è ora quella direalizzare nuove tipologie di chip tridimensionalinella cui struttura farsvilupparedeineuroni:una serie dielettrodi sentonogliimpulsi elettrici prodotti dai neuroni,altrielettrodi invece possonoinviare impulsi per attivare le cellule umane. Ne è nato così 3D-Mind, acronimo di 3D Micro-Instrumented Neural Network Device, undispositivoin cui ineuroni possono crescere e vivere per almeno 6 mesi. Oltre a poter essere usato come una sorta diminicomputerper eseguire calcoli, lo strumento è anche unminilaboratoriograzie al qualestudiareilfunzionamentodeineuroni,losviluppodelleconnessionicerebrali e perfinotestare farmaciper il trattamento di varie malattie.