Unacrescita vertiginosa, tanto che il13 novembre 2026lapopolazione umanaavrebbe raggiunto unvalore ‘infinito’: era questa una dellestime più note fatta nel1960, oggi smentita dai fatti. Sulla rivista Science, Javier Birchenall dell’Università della California a Santa Barbara, ha ricordato quest’errore dei modelliper sottolineare ilrischio ditrattareletendenze storichecome delle vere e proprieleggi. Secondo l’autore dell'articolo, lastessa cautelaandrebbe usata anche per lacrescita dell’Intelligenza Artificialeoppure sullascarsa natalitàche, osservando il solo Giappone, porterebbe nel3180all’estinzione dell’umanità. 

Nel pieno del boom delle nascite, il cosiddettobaby boomdel secondo dopoguerra, vennero prodotte una seriestime sul futuro della popolazione umana, fino adipotizzare – come fece lo studio di Heinz von Foster nel1960 – unacrescita di fatto infinitache avrebbesaturato il pianetanel2026. Previsioni poi smentite dalle evidenze.  

“Visti a posteriorialcunimodelli matematici potrebbero far pensare che siano inutili ma non è così”, ha commentato all’ANSA Roberto Natalini, direttore dell'Istituto per le applicazioni del calcolo del Consiglio Nazionale delle Ricerche. Leprevisioni fatte nel1960 sibasavano da su unafase di crescita demograficaglobalestraordinariamente rapidache,ritenendo sarebbe proseguita immutata nel tempo, portarono aconclusioni sbagliate.  

Nella realtà lacrescita dellapopolazione mondialeiniziò arallentare già ametà degli anni Sessantae, sebbene il modello di Von Foerster, si fosse rivelato straordinariamente accurato per gran parte del Novecento, la sua capacità predittiva venne meno man mano che venivano a mancare le condizioni demografiche alla base di quella rapida espansione.  

Secondo Birchenall, questo episodio illustra un pericolo più generale insito nei modelli previsionali:schemi validiper undeterminato periodostorico possono apparire come leggi universali, quando in realtà sono semplicemente ilprodotto temporaneo di circostanze mutevoli. Proprio come il boom demografico degli anni Sessanta non poteva protrarsi all'infinito, anche gli attuali tassi di fertilità in calo non dovrebbero essere proiettati automaticamente, e senza variazioni, in un futuro lontano. Tanto che, se ipotizzassimo che l'attuale tasso annuo di diminuzione naturale della popolazione giapponese, pari allo 0,77%, rappresenti una tendenza universale e duratura, dovremmo prevedere che il pianeta rimarrà privo di esseri umani martedì 5 maggio 3108. 

“Tutti i modelli matematici rispondono a certe ipotesi.Se le ipotesi cambiano, cambia il risultato”, ma funzionano come una sorta di grido di allarme che aiuta il decisore politico a comprendere i rischi. Esempio ne sono state le politiche sulla natalità adottate in Cina oppure – ha sottolineato Natalini – “le restrizioni sanitarie e contenitive durante la pandemia da Covid-19 per prevenire il collasso delle terapie intensive”. Secondo Birchenall, lastessa cautelaèauspicabile anche per leprevisioni sull'evoluzione tecnologica e sull'intelligenza artificiale: gli attuali ritmi di progresso possono essere reali e significativi ,senza per questo delineare una traiettoria inevitabileverso una crescita incostante accelerazione.