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Un singoloimpianto cerebraleè in grado didecodificareetradurre simultaneamentegesti e paroleinpersone che sonoparalizzate. È stato messo a punto dal gruppo di ricerca guidato dall'Università della California a San Francisco, che ha coinvolto nella sperimentazione tre partecipanti affetti da paralisi degli arti e del tratto vocale. Il risultato, pubblicato sulla rivista Nature Neuroscience, costituisce unpasso in avanti versointerfacce cervello-computerin grado di consentire unacomunicazione più naturale, ma sarà necessariocoinvolgere negli studi un numero maggiore di individui prima che la tecnologia possa arrivare alla portata dei pazienti.
Ilmodo di comunicare naturaletipico degli esseri umanicombina spesso illinguaggio con igesti delle mani, della testa e della parte superiore del corpo in generale. Ictus e malattie neurodegenerative come la sclerosi laterale amiotrofica (Sla), però, possono compromettere sia la parola che i movimenti corporei, riducendo notevolmente la capacità delle persone affette di interagire con gli altri. Le interfacce cervello-computer sono pensate per aggirare almeno in parte questi problemi, traducendo l'attività cerebrale in comandi per dispositivi esterni, ma spesso si concentrano su una sola cosa, che può essere il linguaggio o il movimento.
I ricercatori coordinati da Edward Chang, invece, hanno cercato didecodificare i due segnali simultaneamente. Hanno utilizzatoimpianti cerebraliposizionati sullacorteccia sensomotoria, l'area che riceve gli stimoli sensoriali e controlla i movimenti volontari e, per due dei partecipanti, hanno usatodecodificatori paralleliper il linguaggio e per i gesti associati,animando un avatar. Durante l'esperimento, il sistema ha decodificato con precisione sia le parole che i gesti, raggiungendo addirittura un livello di accuratezza del 100% per una delle persone coinvolte nella sperimentazione.


