Lampi cosmiciprodotti da unevento catastroficosono all'originedeglielementi più pesanti dell'universo. Lo indica l'analisi della collisione di due stelle di neutroni, resti estremamente densi di stelle massicce,avvenuta centinaia di milioni di anni fa, analizzata nella  ricerca internazionale guidata dalla Penn State e pubblicata su The Astrophysical Journal Letters. 

Il lampo generato dall'evento, noto noto comeGRB 230906,è stato rilevato per la prima volta dal satellite Fermi della Nasa nel settembre 2023 ed era stato catalogato nella classe di brevi lampi gamma, esplosioni così potenti da eclissare per breve tempo intere galassie. "Questi lampi - sottolinea Simone Dichiara, ricercatore associato di astronomia e astrofisica alla Penn State e coautore assieme a Jane Charlton, professoressa di astronomia e astrofisica alla Penn State, dello studio - si verificano quandodue stelle di neutroni si muovono a spirale e siscontrano, liberando un flusso di energiaeforgiando elementi pesanti comeoro e platino". 

L'esplosione si è verificata nel campo di detriti di questa collisione galattica, unlungo e sottile flusso di stelle e gasche si estende nello spazio. Quando le galassie interagiscono, la lorogravità è cosìforte che materiali comestelle,polvere e gas si allungano nello spazio, formando una struttura a coda chiamata "coda di marea".  Secondo Dichiara "questo potrebbe indicare che l'interazione marealetra galassiepuò innescarela formazione stellaree che due stelle di neutroni che si evolvono dalle nuove stelle possono finire per fondersi l'una nell'altra, dando origine allegrandi esplosionie alleemissioni energeticheche osserviamo e che rappresentano uno deiprincipali siti di produzione dielementi pesanti nell'universo". 

"Abbiamo avuto - aggiunge Charlton - una rara opportunità dicomprendere come ladistruzione possa essere un catalizzatore per lacreazione. L'oroche abbiamo sullaTerraè statoprodottoin un evento esplosivo di questa natura. Gli elementi pesanti presenti nel nostro corpo, come il ferro ad esempio, provengono da circa 10.000 stelle che si trovavano nella nostra galassia e sono morte".  

La ricerca è stata supportata dalla NASA, dallo Smithsonian Astrophysical Observatory, dall’European Research Council, dalla U.S. National Science Foundation, dal U.K. Science and Technology Facilities Council e dalla Royal Society.