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A sorpresa, un'alga unicellularemoltocomune utilizza laluce invisibiledel'rosso lontano'per lafotosintesi. Negli ultimi decenni questa capacità era stata osservata solo in poche specie di microrganismi che vivono in ambienti estremi, e si riteneva perciò che fosse circoscritta a particolari nicchie ecologiche; prima ancora si riteneva che la luce oltre il visibile non avesse energia sufficiente per sostenere da sola la fotosintesi. La scoperta, pubblicata sulla rivista New Phytologis, dimostra adesso che questacapacità potrebbe esserepiù comunedi quanto si pensi. Il risultato si deve alla ricerca condotta nei laboratori di Fotosintesi e Biotecnologie vegetali del Dipartimento di Biologia dell'Università di Padova dal gruppo di Tomas Morosinotto e Nicoletta La Rocca.
L'alga comune capace di sfruttare la luce invisibile delrosso lontano (far-red) si chiamaNannochloropsis gaditanaed èmolto comunesia neglioceani sialungo coste. Delledimensioni compresefra 2 e 4 milionesimi di metroe di colorefra il verde e il giallo, quest'alga ènota per la suacapacità di accumulareacidi grassi polinsaturi,carotenoidi evitamine, ed èutile per produrrebiocarburanti,acidi grassieomega 3.
"Abbiamo dimostrato che questa microalga è in grado di usare ifotoni far-red a bassa energiasenza sintetizzare nuovi pigmenti o componenti proteici specifici come fanno solitamente gli altri organismi", dice la prima autrice dello studio, Elisabetta Liistro. A rendere possibile questa capacità è lamodifica dellemembrane delprincipale organo responsabile della fotosintesi (cloroplasto)insieme allariorganizzazionedegliorganelli racchiusi in queste membrane.
Secondo La Rocca, la scoperta "apre allapossibilità che ci sia effettivamente unamaggior biodiversità nella capacità degliorganismi fotosintetici di adattarsi acondizioni ambientali particolariquali la radiazione far-red, rispetto a quanto la comunità scientifica non abbia ritenuto finora". Inoltre, prosegue, "la ricercaamplia laconoscenza suglistrumenti a disposizione degli organismi viventi per sfruttare lunghezze d'onda a bassa energia suggerendo che queste ultime forniscano un significativo contributo alla fotosintesi in diversi organismi".
Guardando allepossibili applicazioni, Morosinotto osserva che lascoperta è "fondamentale per modellare accuratamente il ciclo del carbonio eprevedere le rese delle colturecon un impatto critico nella produttività di coltivazione dimicroalghe e cianobatteriinfotobioreattori, dove gli organismi fotosintetici spesso sperimentano condizioni di auto-ombreggiamento e quindi di scarsità di luce visibile".


