BOLZANO. In origine furono i Fedayn. Il loro primo striscione riportava addirittura la zona di provenienza: piazza Matteotti. Come dire, non proprio il salotto della città, piuttosto la Bolzano operaia, la Bolzano del popolo. Quel popolo che, con tamburi, sciarpe e bandiere biancorosse, negli anni ’80 fu in grado di trasformare il vecchio palaghiaccio di via Roma in un autentico catino infernale. Per i giocatori di casa una marcia in più, per gli avversari un nemico che incuteva timore. Ecco, da lì parte la storia degli ultras dell’hockey su ghiaccio bolzanino. Una storia che, a occhio e croce, sembra essere finita. Ci sono stati momenti esaltanti, con coreografie e tifo da brividi, e momenti brutti, con scontri che nulla hanno a che fare con lo sport. Ma chi conosce le dinamiche del tifo da curva, sa che questi sono pregi e difetti degli ultras: fenomeno da maneggiare con cautela, che in una realtà come quella bolzanina è però ancora gestibile. Ma torniamo a bomba: ogni gruppo nasce e muore con il proprio striscione. Bene, da un po’ di tempo a questa parte, la curva nord del secondo anello del Palaonda è desolatamente vuota: triste, grigia, silenziosa. Niente bandiere, niente tamburi, niente cori: niente di niente. La storia sembra proprio al capolinea, e di happy end neanche l’ombra. Ma facciamo qualche passo indietro: terminata l’era dei Fedayn, agli inizi degli anni ’90 la curva passa nelle mani delle Mele Marce che per oltre 15 anni portano avanti la parte più calda del tifo biancorosso. Poi tocca agli Ultras 1991, che fino all’anno scorso, in casa e in trasferta, garantiscono il sostegno alla squadra. Da un rapporto “freddo” ma comunque ancora vivo con la società, si passa però alla rottura totale, sancita pochi giorni fa da un comunicato che mette la parola fine al tifo organizzato. “Si tratta di un atto sofferto – spiegano gli ultras - ma resosi necessario dall'insostenibile situazione che si è venuta a creare con la dirigenza dell'H.C. Bolzano. In questi anni difficili, l'unica certezza era il nostro sostegno ai colori biancorossi, ma dall'anno scorso questa società ha deciso che si poteva fare a meno di noi, preferendo uno stadio vuoto e silenzioso al sano tifo dei suoi storici ultras. L'anno scorso per protesta siamo rimasti all'esterno del Palaonda, soffrendo nel vedere e nel sentire il nostro tempio dell'hockey vuoto e silenzioso: i giocatori e i pochi spettatori fedeli ci hanno chiesto di tornare sui nostri passi, ma non è da loro che doveva arrivare un segno d'interesse. Non chiedevamo di entrare gratis, nè di avere agevolazioni o favori particolari, ma solo di essere considerati gli ultras del Bolzano, l'uomo in più della squadra. Ci sciogliamo, ma la nostra storia non muore, perchè la passione per la nostra città e per i nostri colori non può essere cancellata da un Presidente (l’ad Dieter Knoll, ndr) che nessuno vuole e che tratta l'H.C. Bolzano come il suo unico giocattolo personale”. Una parabola, quella del tifo organizzato, che è purtroppo specchio fedele dello stato in cui versa l’hockey in città. Nonostante i 19 scudetti, le coppe, i trofei. Bolzano sembra aver perso la passione per la propria squadra, ma quando una storia d’amore finisce è difficile che la colpa stia da una parte sola. Diciamola tutta: il pubblico bolzanino (almeno una grossa parte) ha la bocca troppo buona, ed è da sempre abituato a farsi vedere solo quando c’è da vincere qualcosa. Ma se centinaia di veri appassionati, gente che parla di hockey e magari lo pratica pure, gente che segue la NHL, i Mondiali e i maggiori campionati europei, non viene più allo stadio, un motivo ci dovrà pur essere. L’Hockey Club Bolzano è riuscito in questi anni a perdere una bella fetta dello zoccolo duro dei suoi tifosi, che ormai non si riconoscono più in questa società. Per mancanza di programmazione, mancanza di comunicazione, mancanza di attenzione verso i tifosi: coccolati a marzo, quando ci sono i play- off, dimenticati sino a settembre, quando scatta la nuova stagione e diventa un’impresa anche solo riuscire ad acquistare l’abbonamento.

STASERA SI GIOCA

Riuscirà il Val Pusteria a mantenere la propria imbattibilità? La risposta questa sera, attorno alle 22.45, minuto più minuto meno. I lupi (rientra Tauber, assente Erlacher) cercheranno di azzannare anche la settima vittima, che si chiama Alleghe e annuncia battaglia. Alle spalle della capolista, ma a distanza di sicurezza, c’è il Bolzano, che ospita un Asiago che viaggia ancora a corrente alternata. I biancorossi devono rinunciare all’acciaccato Walcher ma possono contare su un Günther Hell in stato di grazia: 6 gol subiti in 6 partite, una percentuale di parate del 96,7% e uno shut-out conquistato sabato a Cortina. Giallorossi ancora in emergenza: difesa senza Sullivan, Marchetti e Nicoletti, con Benetti e Stevan costretti a fare i terzini. Difficile impegno in trasferta per il Renon, che va a giocarsi il terzo posto sul ghiaccio del Valpellice, formazione che in classifica è a pari punti con i Rittner Buam.