Peccato, maledettamente peccato! Cinque centesimi dalla medaglia di bronzo dopo due manche di slalom speciale non è solo roba da mangiarsi le mani, ma molto molto di più.

Altro che Krasnaja Poljana, ovvero ‘radura bella’, per Stefano Gross è stata una radura maledetta e sfortunata. Aveva trovato la giornata della vita, la gara dove tutto stava girando dalla sua parte, si era salvato due volte in una seconda manche che ha mietuto parecchie vittime illustri e, invece, niente da fare. Quando ormai la profonda e cupa notte caucasica stava calando sull’ostico tracciato dell’Alpine Center di Rosa Khutor, lo sciatore trentino davanti ai suoi occhi non ha più visto le stelle ma il buio. Quella che poteva essere la nona medaglia della spedizione azzurra alle Olimpiadi di Sochi è stata l’ottava ‘medaglia di legno’, quella che virtualmente si assegna al quarto classificato, il peggior piazzamento in qualsiasi gara. Il 27enne finanziere di Pozza di Fassa è l’ultimo di una lista inaugurata dai pattinatori nella gara a squadre del pattinaggio di figura, proseguita con Karin Oberhofer nella sprint del biathlon, quindi Daniela Merighetti in discesa, Alessandro Pittin nella combinata nordica, Nadia Fanchini in slalom gigante e sempre ieri Aaron March e Corinna Boccacini nello slalom parallelo dello snowboard.

La seconda manche dello slalom è stata una vera e propria lotteria. Ad aggiungersi alle inforcate e pali che s’infilano sotto gli sci, ha influito molto la neve pesante. Ne sanno qualcosa ben 12 dei primi 30 che, tra un errore e l’altro, non hanno concluso la gara. Tra essi anche Manfred Mölgg e l’ormai ex campione olimpico Razzoli, entrambi usciti per aver voluto eccessivamente forzare.

“Manni”, dodicesimo dopo la prima manche con quasi due secondi di ritardo, nella seconda ha voluto “mollare a tutta” (come dice lui) ma si è ritrovato presto fuori dal tracciato. Nella prima manche era saltato anche Patrick Thaler. Invece, Stefano Gross è stato bravo a scappar via dalle porte e a fissare il terzo miglior tempo nella manche del pomeriggio. Nella seconda, che prima di lui aveva visto uscire avversari di calibro come Neureuther, Myhrer e Grange, il trentino dopo poche porte ha commesso un piccolo errore che gli ha fatto perdere quasi tutto il suo vantaggio sull’austriaco Marcel Hirscher che stava guidando la gara. Sul muro finale una seconda sbavatura forse quella che lo ha fatto restare giù dal podio. Dopo l’uscita di Myhrer le speranze di medaglia si erano riaccese ma a spegnerle ci ha pensato Mario Matt, 34 anni, primo oro della carriera al collo. Strepitosa la rimonta dal quindicesimo posto del talento norvegese Henrik Kristoffersen.