ROMA. L’Usada, l’Agenzia antidoping Usa, aveva ragione: Lance Armstrong, per vincere, ha fatto ricorso al doping. Lo ha confermato a Ginevra l’Uci che, per bocca del suo presidente Pat McQuaid, in un colpo solo, gli ha cancellato tutte e sette le vittorie conquistate al Tour de France. Il texano ha dominato la Grande boucle dal 1999 al 2005, anno in cui precedette l’italiano Ivan Basso. Non è in discussione, invece, la conquista del Mondiale su strada dell’agosto 1993, a Oslo. Il provvedimento, infatti, parte dal primo agosto 1998.

Il danno, in termini pratici e d’immagine, è di dimensioni catastrofiche: la corsa a tappe più prestigiosa del mondo resta con un buco di ben sette anni nel proprio albo d’oro, dal momento che quei titoli probabilmente non verranno mai assegnati. Ma non è tutto: va aggiunto che, per la credibilità del ciclismo, si tratta dell’ennesimo colpo da ko. In ogni caso, l’Uci deciderà venerdì se i podi verranno modificati, ma va detto che la direzione della corsa francese nei giorni scorsi si è espressa negativamente al riguardo, per bocca del suo direttore Christian Prudhomme. Quest’ultimo si è già esposto, ribadendo che il gradino più alto del podio rimarrà vacante. E questa, per Ivan Basso, rappresenterebbe un’ulteriore delusione. Difficile digerire un secondo posto, per il varesino, sapendo già che non esisterà un primo.

L’Usada aveva sentenziato già il 23 agosto scorso, decretando la radiazione di Armstrong, per avere fatto ricorso al «sistema più sofisticato di doping». E McQuaid ieri non è stato da meno, ricordando che «per Armstrong nel ciclismo non ci sarà mai più posto». È questa l’ultima condanna del capo del ciclismo mondiale. Una vera e propria pugnalata al cuore di chi, in questo sport, ha continuato a crederci. Nonostante tutto. Sono bastate un paio di settimane all’organismo mondiale per valutare i dossier dell’Usada e capire il marchingegno ideato per utilizzare sostanze proibite quanto sofisticate. E così è scattato il provvedimento di cancellazione di tutte le vittorie del texano, a partire dal primo agosto 1998, compresi ovviamente sette-Tour-sette.

Testimonianze di una quindicina di corridori, quasi tutti ex compagni di Armstrong, ma anche dettagliati dossier. Oltre mille pagine di prove schiaccianti, controlli incrociati, ricevute di pagamenti, email, inchiodano il texano che, sul Mont Ventoux come sul Col du Galibier, è stato insuperabile. McQuaid stesso ha rischiato di essere spazzato via dalla bufera Armstrong e ieri ha precisato che non si dimetterà dalla presidenza dell’Uci. «Negli anni in cui si svolsero i fatti - ha detto, a Ginevra - i mezzi di controllo a nostra disposizione erano molto più limitati rispetto a quelli attuali. Nella lotta al doping sono stati compiuti passi da gigante e sono dispiaciuto del fatto di non essere stato capace di prendere i dopati e buttarli fuori dal mondo del ciclismo».