BOLZANO. Tre scudetti in quattro anni. La capitale dell’hockey su ghiaccio italiano non è Milano, né Bolzano, né Brunico. É Asiago, provincia di Vicenza: 6.500 abitanti, 21.500 contando tutti i sette comuni che formano l’Altopiano. Sono i posti di Mario Rigoni Stern, una terra che trasuda storia e sofferenza: dalle battaglie della prima guerra mondiale, alla resistenza partigiana.

Nell’hockey su ghiaccio ha vissuto per tanti anni guardando dal basso verso l’alto le corazzate Bolzano e Milano: quante finali perse, quanti scudetti solamente accarezzati. Certo, in mezzo c’è anche il trionfo del 2001 (il primo tricolore non si scorda mai), ma prima del 2010 ad Asiago non si erano fatti propriamente la fama dei vincenti. Poi le cose sono cambiate: all’improvviso.

Già, perchè sull’altopiano hanno la pazienza di digerire i bocconi amari, e di non perdere mai la bussola. La parola d’ordine è costruire: pezzo per pezzo, mattone dopo mattone. Puntando da un lato sui giovani di uno dei vivai migliori d’Italia, e dall’altro su un gruppo di oriundi che faranno la fortuna della squadra. Attorno a questo nucleo di giocatori locali e di “italo”, ai quali si è aggiunto Layne Ulmer, probabilmente la vera anima della squadra e ormai anche lui asiaghese d’adozione, la dirigenza e lo staff tecnico giallorosso hanno costruito un gruppo esperto, affiatato e affamato. Il ciclo, dopo i due scudetti di fila, era parso interrompersi con l’addio dei fratelli Henrich, ma dal Canada è arrivato un fenomeno di nome Chris DiDomenico, e la musica è di nuovo cambiata.

Il vero simbolo della continuità del progetto-Asiago, però, è in panchina: John Parco ha vinto lo scudetto del 2010 da giocatore, nel 2011 era già nello staff tecnico come semplice “assistente”, quest’anno l’ha vissuto da head coach. Ma la stagione giallorossa non è stata tutta rose e fiori, anzi: partenza più che complicata con tanti infortuni, un portiere (Tordjman, ndr) che non rende, e una classifica che piange. Molte altre squadre avrebbero cercato un capro espiatorio, che di solito è l’allenatore, cercando di dare una sferzata all’ambiente: ad Asiago, invece, hanno preferito continuare a lavorare in silenzio, sapendo perfettamente che l’unico momento in cui conta “esserci” sono i playoff. E lì i vicentini ci sono arrivati con il pieno di benzina nelle gambe, grazie anche al lavoro di un preparatore atletico con i fiocchi come Raffaele Tendi. Se il fisico risponde, e la testa c’è, i risultati arrivano: la vera finale l’Asiago la gioca già ai quarti con il Bolzano, poi il Val Pusteria viene spazzato via, mentre qualche problema in più lo crea il Valpellice. Alla fine vince la squadra rivelatasi più forte al momento giusto: in Alto Adige sarebbe il caso di prendere appunti.