PHOTO
Bolzano. Dopo le giovanili a Trento, Stefan Schwoch ha fatto esperienza in regione (Passirio Merano e Benacense Riva) prima di spiccare il volo lontano da casa, in Emilia (Spal e Crevalcore) e poi a Pavia e Livorno. Superati i 25 anni, a Ravenna, è cominciata sul serio la carriera di Schwoch. Promozione in B con i romagnoli e quindi in A con il Venezia (con i lagunari anche 14 partite nella massima serie) e in piazze prestigiose come Napoli e Torino. Infine sette stagioni a Vicenza in B costellate da una serie infinita di gol per il bolzanino dalle origini legate all’immigrazione in Alto Adige. «Mio padre Gianfranco era abruzzese di Teramo ma con discendenze polacche - ricorda Schwoch - mentre mia madre Rosa è siciliana di Palermo. Da emigranti si sono conosciuti a Bolzano ed hanno formato una famiglia con quattro figli. Io sono il primogenito ed ho due sorelle, Anna e Samantha, e un fratello di nome Maurizio».
Lei ha vissuto in Alto Adige fino a vent’anni. Che ricordi ha di quel periodo?
Sono stato bene perché Bolzano è una città che lo permette. Dai quindici ai diciotto anni facevo la spola con Trento perché ero nel settore giovanile aquilotto con Ettore Pellizzari riuscendo comunque a finire le scuole superiori. Sono infatti diplomato “dirigente di comunità”.
Il calcio è sempre stato una passione? Aveva degli idoli?
Come molti bolzanini andavo a sciare ma il calcio ha sempre avuto il sopravvento tanto che ricordo molte domeniche allo stadio Druso con mio papà a vedere il Bolzano di capitan Ventura in serie C. Da ragazzo ammiravo Antonio Careca e Gabriel Batistuta ma non ho mai avuto una squadra del cuore.
Cosa le viene in mente ripensando alle prime esperienze dilettantistiche a Merano e Riva del Garda?
Momenti formativi che mi hanno aiutato a diventare un giocatore vero. Due campionati nell’allora Interregionale che mi hanno garantito il passaggio al calcio professionistico anche se lontano da casa.
La carriera continua in Emilia tra bassi a Ferrara e alti a Crevalcore.
Alla Spal ho avuto una specie di crisi di identità calcistica se penso che facevo, e pure bene!, il terzino sinistro… Ma io volevo fare gol e con il Crevalcore, nonostante tornassi tra i dilettanti, in due anni ripresi le buone abitudini.
Altre tappe importanti sono avvenute in serie C2 a Pavia e Livorno.
Queste squadre mi hanno permesso di crescere professionalmente e di confermare la mia attitudine a mettere il pallone in rete.
Si può sostenere senza essere smentiti che la sua carriera sia iniziata veramente a 25 anni nel periodo di Ravenna?
Sì. Quando ormai il tempo passava inesorabilmente ho vinto per la prima volta un campionato salendo in serie B. Da quel lontano 1996, a parte una breve parentesi, ho sempre giocato nel campionato cadetto fino al ritiro del 2008.
In Romagna ha conosciuto mister Novellino con cui poi si sarebbe più volte ritrovato. Cosa rappresenta per lei?
L’ho avuto in tre squadre diverse (Ravenna, Venezia e Napoli) e siamo riusciti sempre a vincere il campionato per cui non posso non essergli affezionato. Ma non dimentico Camolese, con cui sono stato promosso a Torino ma anche Mandorlini e Gregucci che ho avuto a Vicenza. Un capitolo a parte merita Beppe Iachini. A Ravenna e Venezia eravamo compagni di squadra mentre a Vicenza era il mio allenatore, due esperienze altamente positive.
Le sole 14 presenze in serie A con il Venezia che significato hanno?
Contano moltissimo e non solo perché posso dire di aver giocato nella massima serie. Anche in serie A sono comunque andato in rete due volte.
Ha qualche rimpianto per non aver giocato di più nella massima serie?
Guardando il livello di molti altri attaccanti sono sicuro che avrei potuto giocare le mie carte anche in serie A ma adesso non ha senso recriminare sul passato. Ad ogni modo non ho rimpianti e sono soddisfatto della mia carriera.
A Venezia ha conosciuto un Beppe Marotta alle prime esperienze da direttore sportivo. Avrebbe immaginato che sarebbe arrivato così in alto?
Già a quei tempi si vedeva che era un dirigente preparato ma non avrei mai pensato che in seguito avrebbe lavorato in club così prestigiosi come Juventus e Inter. Sono ancora in contatto con lui e qualche settimana fa mi ha spedito una maglietta di Romelu Lukaku per mio figlio.
Delle quattro promozioni ottenute a quale è più affezionato?
Indistintamente a tutte perché sono il frutto di sacrifici fatti durante l’anno. Se proprio ne devo scegliere una direi Napoli perché avevamo sempre 70.000 persone allo stadio San Paolo. Ancora adesso, quando ci vado, mi trattano con i guanti di velluto.
Dopo tanti traslochi ha finito la carriera a Vicenza dove è rimasto per ben sette anni. Come mai?
Mi sono subito trovato a meraviglia in una società gloriosa e nelle diverse rose che in sette anni hanno permesso di esprimere al meglio le mie qualità realizzative. Quando giocavo a Vicenza ho avuto anche la possibilità di conoscere bene Paolo Rossi con cui facevo spesso colazione assieme. Con la sua morte se ne è andato il mio eroe giovanile grazie al quale ho deciso di fare il calciatore.
Finito di giocare lei si è fermato a Vicenza.
Qui ho trovato famiglia ed inoltre il Vicenza mi consentiva di rimanere nel mondo del calcio. Prima ho seguito il settore giovanile biancorosso e poi sono diventato direttore sportivo del Lane. Purtroppo poco dopo la società è fallita e sono dovuto ripiegare su un lavoro diverso come il consulente finanziario.
Da qualche anno commenta la serie B per il canale televisivo DAZN. Ha trovato il lavoro del suo futuro?
Questa è la terza stagione con loro e dire che mi trovo bene è sinceramente poco. Spero di continuare questa attività anche se nel calcio non si sa mai che cosa possa riservare il domani.
Lei è il marcatore principe della serie B di tutti i tempi con 135 gol. Quanto tiene a questo record pensando che il giocatore in attività più vicino, Ardemagni la segue con 108 segnature?
Da giocatore non ci pensavo ma adesso sinceramente sì. Spero di tenerlo a lungo anche se so che i record sono fatti per essere battuti. Conosco Ardemagni e ogni tanto ne parliamo ma la sua attuale poca continuità con il Frosinone mi potrebbe aiutare a conservare il primato.
C’è qualche giocatore in serie B che assomiglia a Stefan Schwoch?
Mi rivedo nell’attaccante del Venezia Francesco Forte che finora sta facendo molto bene. Comunque la B produce sempre qualche giocatore futuribile.
Il prossimo anno troveremo anche il Südtirol fra i cadetti?
Lo spero. Ha mezzi importanti per aspirare al salto di categoria che insegue da diverse stagioni. Sarei contento anche perché così in Alto Adige il calcio potrebbe diventare lo sport più seguito.
Che relazione conserva con Bolzano? Torna nei luoghi d’origine?
A Bolzano rimangono mia madre e i miei fratelli per cui c’è sempre qualche valido motivo per tornare nei luoghi d’infanzia. Detto questo ultimamente ci sono venuto poco perché sono spesso in giro a seguire la mia amatissima serie B.
Lei ha vissuto in Alto Adige fino a vent’anni. Che ricordi ha di quel periodo?
Sono stato bene perché Bolzano è una città che lo permette. Dai quindici ai diciotto anni facevo la spola con Trento perché ero nel settore giovanile aquilotto con Ettore Pellizzari riuscendo comunque a finire le scuole superiori. Sono infatti diplomato “dirigente di comunità”.
Il calcio è sempre stato una passione? Aveva degli idoli?
Come molti bolzanini andavo a sciare ma il calcio ha sempre avuto il sopravvento tanto che ricordo molte domeniche allo stadio Druso con mio papà a vedere il Bolzano di capitan Ventura in serie C. Da ragazzo ammiravo Antonio Careca e Gabriel Batistuta ma non ho mai avuto una squadra del cuore.
Cosa le viene in mente ripensando alle prime esperienze dilettantistiche a Merano e Riva del Garda?
Momenti formativi che mi hanno aiutato a diventare un giocatore vero. Due campionati nell’allora Interregionale che mi hanno garantito il passaggio al calcio professionistico anche se lontano da casa.
La carriera continua in Emilia tra bassi a Ferrara e alti a Crevalcore.
Alla Spal ho avuto una specie di crisi di identità calcistica se penso che facevo, e pure bene!, il terzino sinistro… Ma io volevo fare gol e con il Crevalcore, nonostante tornassi tra i dilettanti, in due anni ripresi le buone abitudini.
Altre tappe importanti sono avvenute in serie C2 a Pavia e Livorno.
Queste squadre mi hanno permesso di crescere professionalmente e di confermare la mia attitudine a mettere il pallone in rete.
Si può sostenere senza essere smentiti che la sua carriera sia iniziata veramente a 25 anni nel periodo di Ravenna?
Sì. Quando ormai il tempo passava inesorabilmente ho vinto per la prima volta un campionato salendo in serie B. Da quel lontano 1996, a parte una breve parentesi, ho sempre giocato nel campionato cadetto fino al ritiro del 2008.
In Romagna ha conosciuto mister Novellino con cui poi si sarebbe più volte ritrovato. Cosa rappresenta per lei?
L’ho avuto in tre squadre diverse (Ravenna, Venezia e Napoli) e siamo riusciti sempre a vincere il campionato per cui non posso non essergli affezionato. Ma non dimentico Camolese, con cui sono stato promosso a Torino ma anche Mandorlini e Gregucci che ho avuto a Vicenza. Un capitolo a parte merita Beppe Iachini. A Ravenna e Venezia eravamo compagni di squadra mentre a Vicenza era il mio allenatore, due esperienze altamente positive.
Le sole 14 presenze in serie A con il Venezia che significato hanno?
Contano moltissimo e non solo perché posso dire di aver giocato nella massima serie. Anche in serie A sono comunque andato in rete due volte.
Ha qualche rimpianto per non aver giocato di più nella massima serie?
Guardando il livello di molti altri attaccanti sono sicuro che avrei potuto giocare le mie carte anche in serie A ma adesso non ha senso recriminare sul passato. Ad ogni modo non ho rimpianti e sono soddisfatto della mia carriera.
A Venezia ha conosciuto un Beppe Marotta alle prime esperienze da direttore sportivo. Avrebbe immaginato che sarebbe arrivato così in alto?
Già a quei tempi si vedeva che era un dirigente preparato ma non avrei mai pensato che in seguito avrebbe lavorato in club così prestigiosi come Juventus e Inter. Sono ancora in contatto con lui e qualche settimana fa mi ha spedito una maglietta di Romelu Lukaku per mio figlio.
Delle quattro promozioni ottenute a quale è più affezionato?
Indistintamente a tutte perché sono il frutto di sacrifici fatti durante l’anno. Se proprio ne devo scegliere una direi Napoli perché avevamo sempre 70.000 persone allo stadio San Paolo. Ancora adesso, quando ci vado, mi trattano con i guanti di velluto.
Dopo tanti traslochi ha finito la carriera a Vicenza dove è rimasto per ben sette anni. Come mai?
Mi sono subito trovato a meraviglia in una società gloriosa e nelle diverse rose che in sette anni hanno permesso di esprimere al meglio le mie qualità realizzative. Quando giocavo a Vicenza ho avuto anche la possibilità di conoscere bene Paolo Rossi con cui facevo spesso colazione assieme. Con la sua morte se ne è andato il mio eroe giovanile grazie al quale ho deciso di fare il calciatore.
Finito di giocare lei si è fermato a Vicenza.
Qui ho trovato famiglia ed inoltre il Vicenza mi consentiva di rimanere nel mondo del calcio. Prima ho seguito il settore giovanile biancorosso e poi sono diventato direttore sportivo del Lane. Purtroppo poco dopo la società è fallita e sono dovuto ripiegare su un lavoro diverso come il consulente finanziario.
Da qualche anno commenta la serie B per il canale televisivo DAZN. Ha trovato il lavoro del suo futuro?
Questa è la terza stagione con loro e dire che mi trovo bene è sinceramente poco. Spero di continuare questa attività anche se nel calcio non si sa mai che cosa possa riservare il domani.
Lei è il marcatore principe della serie B di tutti i tempi con 135 gol. Quanto tiene a questo record pensando che il giocatore in attività più vicino, Ardemagni la segue con 108 segnature?
Da giocatore non ci pensavo ma adesso sinceramente sì. Spero di tenerlo a lungo anche se so che i record sono fatti per essere battuti. Conosco Ardemagni e ogni tanto ne parliamo ma la sua attuale poca continuità con il Frosinone mi potrebbe aiutare a conservare il primato.
C’è qualche giocatore in serie B che assomiglia a Stefan Schwoch?
Mi rivedo nell’attaccante del Venezia Francesco Forte che finora sta facendo molto bene. Comunque la B produce sempre qualche giocatore futuribile.
Il prossimo anno troveremo anche il Südtirol fra i cadetti?
Lo spero. Ha mezzi importanti per aspirare al salto di categoria che insegue da diverse stagioni. Sarei contento anche perché così in Alto Adige il calcio potrebbe diventare lo sport più seguito.
Che relazione conserva con Bolzano? Torna nei luoghi d’origine?
A Bolzano rimangono mia madre e i miei fratelli per cui c’è sempre qualche valido motivo per tornare nei luoghi d’infanzia. Detto questo ultimamente ci sono venuto poco perché sono spesso in giro a seguire la mia amatissima serie B.


