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CALDARO. Sul Caldaro, squadra di Prima Categoria, si è sollevato un polverone, che ha portato agli addii di giocatori del calibro di Bertoldi, Salviato e Turri e dell'allenatore Giuliano Piccoli in seguito alla spaccatura dentro lo spogliatoio: alcuni giocatori del posto non hanno digerito l'arrivo di Turri, che sarebbe stato il quinto "esterno" nella rosa. E ora parlano proprio i giocatori del Caldaro, che rispondono così alle dichiarazioni rilasciate al nostro giornale dal presidente Hermann Heidegger: «Lo sport dovrebbe unire, non dividere», aveva detto Heidegger, che tra qualche settimana si dimetterà dalla carica. «Alla base delle difficoltà - spiegano attraverso una nota - non c'è nessun problema etnico. Mai nella squadra si sono verificati episodi riconducibili a tale problematica. E la prova è testimoniata dalla presenza nella nostra rosa di Fabio Begher e Daniel De Cristofaro, che hanno deciso di fare ancora parte del gruppo. Questa è la conferma del fatto che non esistono problemi fra i vari gruppi linguistici all'interno del nostro spogliatoio. Nel gruppo ci sono ragazzi del posto che hanno genitori di madrelingua italiana e questo rende priva di fondamento ogni accusa di discriminazione nei confronti degli italiani: i problemi sono nati solo ed esclusivamente tra i giocatori locali e il presidente Hermann Heidegger». Ma quali sono i problemi? A questa domanda, però, preferiscono non rispondere. Dopo un girone d'andata chiuso al comando, il Caldaro si è bloccato nel ritorno e ha perso la vetta della classifica. Il caos è scoppiato quando la società ha deciso di intervenire nuovamete sul mercato, tesserando prima del girone di ritorno un attaccante (Turri). A questo punto, secondo alcuni giocatori del posto, gli "esterni" sarebbero stati troppi. Così sono nati i problemi e qualcuno del posto ha consegnato la borsa. Vista la situazione, la scorsa settimana Bertoldi, Turri, Salviato e mister Piccoli, assieme al suo vice Carlo Mannis, hanno lasciato la squadra. Una squadra che ora è più "indigena".


