La storia del pattinaggio di figura del Vecchio Continente passa obbligatoriamente attraverso l’epopea di Carolina Kostner. Con già al sicuro il primato di essere la donna più medagliata di sempre con dieci medaglie, cinque di esse d’oro, in questa settimana a Mosca la fuoriclasse altoatesina andrà all’assalto dell’undicesima e quindi abbattere l’ultimo muro di quell’Europa ormai senza confini ma che nel pattinaggio di figura ancora ne ha per invidie e gelosie, Alto Adige compreso.

«Caro», non ancora 16enne, a Malmö nel 2003 giunse quarta (a tre punti dal bronzo) al suo primo dei tredici Europei. Erano altri anni, c’erano altri metodi di valutazione, c’erano altre avversarie. In questi 15 anni il mondo del pattinaggio è cambiato tantissimo. Due le cose rimaste uguali. La prima è che tradizione russa è proseguita in pompa magna. Una volta puntava tutto su Irina Slutskaya ed Elena Sokolova, oggi su Evgenia Medvedeva e Alina Zagitova (solo per citare le ultime). La seconda è che Carolina c’è ancora oggi con la sua grazie, la sua dolcezza, il suo carisma, la sua grande passione.

La Kostner, che molto probabilmente chiuderà la sua carriera tra pochi mesi dopo i Mondiali di Milano, può entrare nella leggenda degli Europei eguagliando la moscovita Irina Rodnina che tra il 1969 ed il 1980, seppur con diversi partner (con Alexei Ulanov fino al 1972 e poi con Alexander Zaitsev), vinse undici medaglie (tutte d’oro) nelle coppie d’artistico. Nei numeri di podi, già alle spalle della gardenese atlete mito come Slutskaya (9 - 7 di esse d’oro), la tedesca Katarina Witt e la norvegese Sonja Henie. Allo Sport Palace Megasport, palcoscenico del primo Europeo (82esimo al femminile) che si tiene nella Federazione russa (i tre precedenti risalgono all’epoca sovietica, Leningrado 1911 e 1990, e Mosca 1965), la 30enne di Ortisei vuole stupire ancora una volta ma il pensiero è già ai Giochi di PyeongChang.

Difronte a lei ci sono eventi importanti quali sono gli obiettivi?

«Prenderò tutto quello che verrà solamente come un qualcosa in più. Alle Olimpiadi voglio solo divertirmi e fare la cosa che amo di più, pattinare – dice Carolina che oggi volerà a Mosca –. Ogni esperienza mi ha insegnato qualcosa, nel bene e nel male, ogni Olimpiade mi ha lasciato una lezione, anche Vancouver. Da quel momento so come non vanno affrontate certe gare. Credo di non aver mai amato tanto questo sport come adesso».

Cosa risponde al fatto di essere ritornata da Huth?

«Nessun ritorno e nessuna motivazione strana alla base della mia decisione di allenarmi in questo periodo a Oberstdorf. Con il professor Mishin continuiamo a essere in contatto quotidiano per aggiornamento sul lavoro, consigli e scambi di opinioni. Ho sempre detto che il mio staff è numeroso e ho la fortuna di potermi avvalere dei massimi esperti nel loro ambito di attività, Michael Huth, Alexei Mishin e Lori Nichol. Il successo di un atleta non è mai da attribuirsi a una persona soltanto. La presenza alla balaustra non è una scelta di merito che va indistintamente a tutto il mio staff».

Perché la scelta di lasciare San Pietroburgo?

«Semplicemente perché dopo un lunghissimo periodo lontano da casa sentivo il bisogno di riappropriarmi dei miei spazi. Questo era il momento in cui potevo farlo».