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BOLZANO. Con il dritto disegnava traiettorie sinistre, schiaffeggiando quasi con irriverenza la Dunlop gialla che si piegava alla volontà delle sue corde. Con la testa già gestiva la partita in modo analitico, scorporando game e set come voci di bilancio nel perfetto stile di un revisore dei conti. Il talento del braccio e la solidità mentale sono due requisiti fondamentali per trasformare un buon giocatore in un campione. E in effetti Dietmar Pfeifer, attuale amministratore delegato dell’Fc Alto Adige ha coltivato per qualche anno il sogno di diventare un tennista professionista. Un sogno discreto, quasi trattenuto, “giocato” con basso profilo neanche fosse una smorzata di rovescio. Già, perchè da ragazzo Pfeifer è stato una grande promessa del tennis italiano. Era uno dei ragazzi terribili della banda altoatesina con Allgäuer ed Acherer.
«Ai campionati italiani under 14 con Florian Allgäuer persi 7-6 al terzo set - esordisce Pfeifer - poi lui si laureò campione italiano di categoria».
Pfeifer, manager di calcio, passato illustre da tennista, è nato però sulle piste da sci di Nova Ponente. Insomma, la vocazione doveva essere lo slalom o al massimo il passo alternato nel fondo e invece Dietmar ha iniziato da subito a correre dietro ad una palla.
«All’inizio giocavo con i miei genitori - racconta -poi a Nova Ponente in estate veniva ad insegnare il maestro Paolo Giannelli che mi ha voluto portare a Bolzano. E così ho iniziato a giocare per il circolo di via Martin Knoller, esordendo ben presto nella selezione regionale e partecipando ai tornei giovanili di livello nazionale. Ero tra i primi 50 in Italia e secondo i tecnici avevo talento ma dovevo impegnarmi di più in allenamento».
La notte sognava la terra rossa del Roland Garros o l’erba di Wimbledon?
«Fino a 14 anni pensavo di poter diventare un tennista professionista: ho avuto la possibilità di trasferirmi alle Pleiadi di Torino, il circolo numero uno in Italia per la valorizzazione dei giovani talenti ma non ho avuto la convinzione giusta e soprattutto non me la sono sentita di lasciare la mia famiglia. All’epoca non c’erano i vari Seppi, Knapp ed era difficile emergere restando in Alto Adige».
Però ha continuato su buoni livelli...
«Ho capito che non sarei diventato un professionista ma non ho mollato. Sono passato al Ct Rungg e mi sono preso delle belle soddisfazioni disputando la serie A2».
Quale era il suo colpo migliore?
«Il dritto, senza dubbio: un colpo pesante, veloce col quale mi aprivo il campo. L’ottanta percento del mio gioco si basava su questo fondamentale e spesso mi spostavo per non colpire di rovescio ricorrendo al dritto anomalo. Poi amavo la terra: non ero particolarmente veloce e quindi sulla “rossa” ero decisamente più a mio agio».
Poi già a 18 anni dal servizio alla scrivania...
«Sì, ma senza abbandonare il tennis giocato. Mi è sempre piaciuto gestire persone e risorse, sin da ragazzino e così giocavo la serie A2 e nello stesso tempo ero il direttore tecnico del Ct Rungg. In questo ruolo mi sono preso delle belle soddisfazioni come il secondo posto nel campionato italiano Under 16».
Talentuoso di braccio e di mente. Ed il Rungg passa dalla pineta di Monticolo ai salotti bene dell’Atp...
«Da anni organizziamo un torneo che porta in Alto Adige giocatori tra i top 100-150 al mondo e che richiama sempre grande pubblico e abbiamo avviato il progetto “South Tyrol Tennis Team”».
Già, un esempio innovativo di collaborazione tra imprenditori e sport. Come è nata l’idea?
«Ho ingaggiato Manuel Gasbarri come allenatore, in America abbiamo “scovato” l’’uzbeko Dustov che paleggiava con la Capriati e puntato sul talento del russo-altoatesino Vassiliev. Poi ho convinto alcuni imprenditori a finanziare il progetto e direi che è andato tutto bene».
Tanto da entrare ai piani alti dell’Atp...
«Vassiliev è numero 200 al mondo in doppio e Dustov 170 nel singolo. Non male per un piccolo circolo come il nostro».
Una bella esperienza anche per il team-manager Pfeifer?
«Straordinaria. Ho girato parecchio e sono entrato in contatto con il tennis internazionale. Basti pensare che Francesca Schiavone ha trascorso il Capodanno di qualche anno fa a Nova Ponente ed ho avuto un bel rapporto di collaborazione con Karin Knapp».
Si può vivere di tennis da dietro la scrivania?
«No e infatti lavoravo. Prima consulente assicurativo e poi in banca. Il tennis era e resta la mia passione».
Chiaro. Scusi, ma il calcio quando arriva?
«Qualche anno fa Luis Auser, un nostro socio, mi dice che l’Alto Adige avrebbe bisogno di un tipo come me. Mi mette in contatto con Hans Krapfl: ci sono libere le quote del compianto Goller e convinco qualche imprenditore ella Val d’Ega, che già mi sosteneva nel tennis, ad entrare nell’FC. Così nell ’ottobre del 2006 vengo nominato amministratore delegato per sponsoring e marketing e nel 2009 divento amministratore unico con Walter Baumgartner presidente».
Scelte importanti e risultati straordinari. Il segreto?
«Una crescita graduale la scelta di persone giuste. Abbiamo preso Piazzi come direttore sportivo e Sebastiani come allenatore e siamo riusciti a portare una squadra locale in C1 dopo trent’anni di assenza».
E anche la società diventa grande...
«Cresciamo anno dopo anno. Attualmente possiamo contare su 125 sponsor e 36 soci, un modello unico in Italia«.
Tanto che l’ex nemico Macalli vi cita come esempio da seguire...
«Il presidente di lega fa un discorso intelligente: non esiste più il mecenate e allora le società devono attrezzarsi per trovare più soci e più sponsor. Ora quando andiamo a Firenze, le porte della Lega sono sempre aperte e questo vuol dire che la nostra immagine è più che positiva».
Che idea di società sportiva ha Dietmar Pfeifer?
«Il modello è quello del Bayern Monaco: tanti soci, sponsor, stadio di proprietà e valorizzazione dei giovani. Il risultato è un bilancio sano, molti prodotti del vivaio in prima squadra e risultati sportivi importanti».
L’Alto Adige è sulla buona strada?
«Direi di sì. Il nostro obiettivo è raggiungere la serie B entro il 2015 ma sono importanti due aspetti«.
E cioè?
«Lo stadio ed il centro di allenamento. Lo stadio deve essere il punto di aggregazione per il mondo sportivo ed imprenditoriale, un teatro dove offrire uno spettacolo all’altezza delle aspettative. L’idea c’è, bisogna solo attuarla. Un’altra necessità è un luogo ben strutturato dove poterci allenare».
Venendo all’attualità: Stroppa resta?
«Dipende da lui e dalle offerte che riceverà».
E Fischnaller?
«Vediamo le offerte ma ovviamente siamo i primi ad essere felici se un nostro giocatore riesce ad approdare in serie B o in serie A».
Pfeifer già pensa alla prossima stagione. Un buon servizio e poi un dritto ben assestato per arrivare alla serie B.
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