Bolzano. Impavido e roccioso: Romeo Benetti. 2 Campionati Italiani (1977, 1978, Juventus), 1 Coppa UEFA (1977, Juventus), 1 Coppa Italia (1979, Juventus), 2 Coppe Italia (1980, 1981, Roma) a cui si aggiungono, nelle sei stagioni con la maglia del Milan: 1 Coppa delle Coppe (1973), 2 Coppe Italia (1972, 1973), 1 finale di Coppa delle Coppe contro il Magdeburgo (1974), 1 finale andata e ritorno di Supercoppa Europea contro l’Ajax (1974), 1 finale di Coppa Italia contro la Fiorentina (1975), inoltre 55 partite in nazionale e 2 reti (con tanto di marcatura azzeccata a Pelè), un campionato di B vinto con la maglia del Palermo (1967-1968). Proseguendo con i numeri: con il Milan 170 gare di campionato e 32 reti, 48 partite di Coppa Italia e 9 reti, 31 presenze e 9 reti nelle coppe continentali di club; con la Juventus 107 gare in A con 13 reti, più 48 partite e 9 reti in Coppa Italia, a cui si aggiungono 31 partite e 8 reti nelle coppe continentali; con la Roma 27 gare e 1 gol, più 12 gare (2 reti) in Coppa Italia e 1 presenza nelle coppe europee. Poco meno di 650 partite in tutte le categorie nazionali: D, C, B e A, Coppa Italia, Coppe europee con 110 reti, nazionale esclusa dal 1963 al 1981.

Giovane tipografo e promessa del calcio

Un monumento del calcio italiano, “una roccia” come lo avevano soprannominato i più autorevoli cronisti dell’epoca. Romeo Benetti, nasce al Albaredo d’Adige, nel veronese il 20 ottobre 1945, ultimo di otto fratelli, parto gemellare. Alla sorella danno il nome di Giulietta. Si trasferisce con la famiglia a Bolzano. Otto anni di collegio a Venezia, fino al compimento del 16esimo anno, quando torna nel capoluogo altoatesino e intraprende il lavoro di tipografo.

Con il fratello Bruno condivide la passione per il calcio. Bruno Benetti, ala dalla pregevole tecnica, in carriera, dopo 52 gare con la Pistoiese e due stagioni in D nel Bolzano (1958-’60), totalizza complessivamente 10 presenze e 2 reti in Serie A con le maglie di Fiorentina e Messina. Nel 1960-1961 con la Fiorentina vince la Coppa Italia e la Coppa delle Coppe. Con il Messina una presenza in Serie B nella stagione della promozione in massima serie nella stagione 1962-1963. 4 gare in azzurro under 21 nel ’59. Dopo le stagioni con Rimini, l’Aquila e ancora Rimini, chiude la carriera nel 1967 e inizia quella di assistente scolastico (tanti gli anni all’Iti di via Cadorna) e di allenatore tra i dilettanti con una stagione all’Oltrisarco (1971-1972). I Benetti crescono proprio nel quartiere di Oltrisarco.

Dagli ASSI al Bolzano di Bradaschia

Romeo coltiva la passione per il calcio: 175 centimetri per 73 chilogrammi, fisico granitico, grande tempra. Inizia a giocare negli Assi e, dopo la stagione da juniores si trasferisce al Bolzano: stagione 1963-1964, campionato di serie D, allenatore Giuseppa Bradaschia. E’ il più giovane del gruppo che comprende, tra gli altri, Sartin, Molgora, Benin, Pezzica, Weiss, Prudenziati, Rodaro, Fioravanti, Saiani, Kuntner. Il “bocia” totalizza 32 presenze e firma 10 reti da centrocampista-incontrista, dotato di un fisico particolarmente robusto. Combattente grintoso, mai domo, stile grezzo e grande aggressività, si distingue per dinamismo e furore agonistico. Esce quasi sempre vittorioso dai contrasti. Rendimento costante, discreta visione di gioco, riesce a gestire una grande quantità di palloni e imposta rapidamente la manovra offensiva. A 18 anni, con il Bolzano (ingaggio 10 mila lire), sfiora la promozione in C, sfumata solo ai rigori della terza gara di spareggio con il Carpi. A fine stagione, insieme al compagno di squadra Weiss di Termeno, approda in C, al Siena: 31 gare e 7 reti, quindi altri due anni di C, a Taranto, 30 e 33 presenze con 7 reti il primo e 4 il secondo anno. Parte per il militare e sfuma il passaggio al Foggia. Nell’estate del 1967 lo vuole il Palermo, in B. Lo paga 50 milioni di lire. Mister Carmelo Di Bella lo schiera spesso da seconda punta. Nella stagione 1967-1968, colleziona 35 presenze e segna 2 reti in un campionato cadetto che vide primeggiare i rosanero; 2 presenze e un gol in Coppa Italia.

La prima esperienza juventina

Nel 1968, Heriberto Herrera, deve rifondare il centrocampo della Juventus e lo acquista investendo 300 milioni di lire, 24 gare e un gol in A più 5 gol e reti in Coppa Italia e 4 gare di coppe europee e una rete. Avvio di stagione super: bene in campionato, protagonista assoluto in Coppa Italia contro la Sampdoria. La Juve vince 5-1 e lui firma una tripletta, ma non lega con l’ambiente. Il suo carattere schivo e taciturno non gli consente di instaurare un certo feeling con i senatori della squadra Del Sol, Cinesinho, Menichelli, Castano, Salvadore e anche il mister lo considera poco. I bianconeri lo cedono alla Sampdoria nell'operazione che porta in bianconero Francesco Morini e Roberto Vieri. A Genova, nella stagione 1969-1970 gioca in posizione avanzata: disputa 27 partite con da 2 gol in Serie A, e 3 partite e 2 reti in Coppa Italia. L’allenatore è quel Fulvio Bernardini che poi ritroverà in nazionale.

Sei anni in rossonero, a tutta grinta

Nereo Rocco decide di portarlo al Milan dopo averlo visto da avversario con la maglia della Sampdoria: in uno scontro in area era riuscìto a tenere il pallone, lasciando a terra Trapattoni, Cudicini e Schnellinger. E’ uno di quei giocatori che piacciono tanto al “Paron”, che lo schiera mediano, sfruttandone le doti fisiche. E’ un muro, spesso invalicabile. Nel libro "Nereo Rocco" di Gigi Garanzini, Alberto Bigon racconta: "Ogni volta che Benetti non dico superava ma soltanto pestava la riga di metà campo lui cominciava a urlare Romeo, sta indrio, Romeo sta indrio".

La critica si divide tra chi considera il “Romeo da Bolzano” un giocatore eccessivamente irruento, soprattutto dopo il fallo che, il 10 gennaio 1971, stronca la carriera al promettente Francesco Liguori del Bologna, Si busca addirittura una denuncia. Lo chiamano "killer" o "il duro del calcio italiano". Sicuramente incute grande timore agli avversari.

Nonostante la fama del “bad boy” in carriera colleziona solo tre espulsioni nel 2008 il tabloid britannico The Sun lo posiziona al quarto posto nella lista dei calciatori più duri di tutti i tempi, mentre nel 2018 il Daily Mail lo inserisce tra i 20 calciatori europei più “cattivi” di tutti i tempi. Lui commenta così alla Gazzetta dello sport: “Mi sono incazzato: meritavo il primo posto. Io ero un vero cattivo”.

Brera lo paragona ad un cingolato tedesco

Gianni Brera lo soprannomina “Maultier”, riferendosi ai cingolati dell'esercito tedesco nella seconda guerra mondiale. Romeo il duro, nella quotidianità alleva canarini, partecipa anche a qualche concorso e ne vince uno. In un’intervista a Repubblica rivela: "Erano allegri, avevano un bel canto; osservarli e nutrirli era un passatempo semplice, autentico, col sapore di altri tempi”. Su tutti i giornali si costruisce una leggenda: il Benetti dai tackle duri ha anche un cuore tenero: “In realtà, il mio era solamente un modo per occupare il tempo libero".

Sei stagioni con il Milan, dal 1970, 251 gare ufficiali, 49 reti. Nel primo triennio coglie tre volte secondo in campionato, compreso quello all’esordio nel 1970-1971, in cui il Milan subisce la rimonta finale dell'Inter dopo avere guidato a lungo la graduatoria, e quello del 1972-1973, perso rocambolescamente all'ultima giornata con la sconfitta nella “fatal Verona”. Vince la Coppa Italia 1971-1972 e 1972-1973 e la Coppa delle Coppe 1973, pur non giocando la finale, disputa un'altra finale di Coppa delle Coppe e una di Supercoppa UEFA nella stagione 1973-1974, e ancora due finali di Coppa Italia nelle edizioni 1970-1971 e 1974-1975. Indossa la fascia di capitano quando Rivera non c’è. E di Rivera dice: “E’ l’unico giocatore a cui non sono mai riuscito a fare fallo, nemmeno in allenamento”.

1976 ritorno alla Juve: lo scambio con Capello

Si dice che sia tifoso del Livorno e che quei folti baffi chiari se li sia fatto crescere perché una mattina era in ritardo agli allenamenti e non aveva il tempo per radersi. Nell'estate 1976 scambio Milan-Juventus: Romeo Benetti per Fabio Capello. A volerlo in bianconero è il mister bianconero, il suo ex compagno di squadra Giovanni Trapattoni. Dopo sette anni tona a Torino. Il Milan lo considera in declino, in realtà è nel vivo della carriera e sia in fase di copertura sia nell'impostazione del gioco si distingue, formando linea mediana di spessore accanto a Beppe Furino e Marco Tardelli. E’ uno dei capisaldi. Trapattoni, nella sua autobiografia "Non dire gatto", racconta di aver convinto così il presidente Boniperti: "Io Benetti l’ho allenato, so di che cosa sto parlando. E’ forte. Fortissimo. Se lo prendiamo vinciamo subito tutto”. Lui mi guardò in modo strano come se pensasse di nuovo: “Questo è pazzo”. “

Con i bianconeri vince due scudetti1976-1977 e 1977-1978, un'altra Coppa Italia e la Coppa Uefa 1976-1977, il primo trofeo europeo della Juventus che nella doppia finale la spunta sull’Atletico Bilbao (1-0 a Torino con gol di Tardelli, 1-2 a Bilbao con la rete di Bettega prima di quelle formate da Churruca e Carlos).

Il RITORNO A OLTRISARCO, DA EROE DI COPPA

Qualche giorno dopo quel 18 maggio 1977, torna a Bolzano, nella “sua” Oltrisarco più precisamente. Capatina al bar Principe, dopo aver portato al lavare presso la tintoria di fronte le maglie (in lanina) della finale: quella bianconera tradizionale usata in casa e quella blu, indossata in trasferta e poi le due dei Bilbao, quella a strisce verticali biancorosse e quella azzurro scuro vestita a Torino. Un bagno di folla a salutare l’eroe di coppa (la prima) della Juventus.

Chiude la seconda esperienza a Torino – tre stagioni - con 159 presenze e 23 reti tra campionato e coppe. Nel 1979 approda alla Roma, lo vuole il presidente Dino Viola, che imposta una squadra con alcuni giocatori d’esperienza e diversi giovani affidandosi alla guida tecnica dello svedese Nils Liedholm, simpaticamente considerato da Benetti: “Un napoletano nato in Svezia”. In giallorosso gioca due stagioni: conquista altre due Coppe Italia (5 in totale con tre diverse maglie) e colleziona 42 presenze e 3 gol in tutto, disputando anche il derby di Roma, il quarto della carriera dopo quelli di Torino, Genova e Milano.

Valcareggi lo chiama in Nazionale

Sta vivendo la seconda stagione al Milano quando il c.t. Ferruccio Valcareggi lo lo chiama in nazionale e la fa esordire il 25 settembre 1971, a 26 anni. Subentra a De Sisti nell’amichevole contro il Messico. Diventa titolare e vi resta quasi ininterrottamente per i nove anni successivi.

Nell’europeo 1972 gioca il ritorno dei quarti di finale contro il Belgio, con gli azzurri sconfitti 2-1 ed eliminati. Gioca tutte e tre le partite nella poco felice avventura dell'Italia al mondiale di Germania Ovest 1974. E’ tra i pochi di quel gruppo ad essere confermato dal nuovo c.t. Fulvio Bernardini per il successivo corso azzurro. Disputa le qualificazioni all’Europeo 1976 (Italia eliminata da Polonia e Olanda). Con il mitico Enzo Bearzot in panchina si distingue al campionato del mondo 1978. E’ una delle colonne dell'Italia che esprime un bel gioco ed esce di scena in semifinale, con tante recriminazioni, contro l’Olanda. Suo il cross, di sinistro, per il celebre colpo di testa in tuffo di Bettega in Italia-Inghilterra, qualificazione per i Mondiali del '78. L’ultima gara in azzurro la gioca a Napoli, contro la Cecoslovacchia, nella finale per il terzo posto del campionato d'Europa 1980, realizzando uno dei rigori della serie finale.

L’Italia esce sconfitta. In azzurro: 55 presenze e 2 gol, il primo nel 1977 alla Finlandia in una partita di qualificazione al Mundial argentino, e il secondo l'anno dopo, nella fase finale contro l'Ungheria. Il suo bilancio in nazionale è di 29 vittorie, 13 pareggi e 14 sconfitte. In Spagna nell’82 non c’è, vittima della carta di identità: ha 37 anni. Sono in molti a sostenere che Bearzot abbia fatto più di un pensiero prima non inserirlo nel gruppo.

Otto squadre diverse. maestro dei mister

Per la critica il suo erede è Rino Gattuso e lui si rivede in “Ringhio”. In "Vivi da morire", Piero Melati e Francesco Vitale descrivono Benetti come "il martello degli dei, calciatore di rara grinta e asprezza sportiva". Romeo gioca in 8 squadre diverse: Bolzano, Siena, Taranto, Palermo, Juventus, Sampdoria, Milan, Roma (80 reti), 16 traslochi. Da allenatore guida tre squadre: la Primavera della Roma, la Cavese e la Carrarese. Sulla panchina della Roma Primavera vince lo scudetto nel 1984, con in squadra Giannini, Desideri e Baldieri. Nella “sua” Cavese gioca un ventiquattrenne Gianluca Signorini. Docente per vent’anni ai corsi per allenatori a Coverciano. Tra i suoi allievi anche Antonio Conte e Massimiliano Allegri. Vive in Liguria, a Lievi, nel genovese. Nel libro “Il paese delle meraviglie” Giuseppe Culicchia descrive un muro su cui sono attaccati uno vicino all’altro i poster di Fonzie, Che Guevara, John Travolta, i Bee Gees, gli Inti Illimani e Romeo Benetti.