NEW YORK. Non più il terzo incomodo ma un avversario da rispettare e da temere per Jannik Sinner e Carlos Alcaraz, e non solo perché la nuova classifica Atp lo vede a soli 1.800 punti dalla prima posizione, occupata dall'italiano: Alexander Zverev, dopo il successo agli Us Open, esce vistosamente rafforzato e, forte dell'esperienza di un 29enne finalmente vincente negli Slam, a battere i due ex ragazzi ribelli. Poco importa se è lo stesso colosso di Amburgo a rispondere con modestia a chi gli chiede se sia il miglior giocatore del mondo in questo momento: "Bisogna prendere in considerazione tutto. Con Jannik Sinner infortunato e Carlos Alcaraz appena rientrato dopo quattro mesi di stop, in questo preciso momento probabilmente sì - spiega - Se invece fossero entrambi sani e al massimo del loro livello, forse no. Quattro o cinque mesi fa, quando loro stavano bene, ero io a non stare bene e perdevo continuamente contro Jannik. Quindi, se tutti sono in salute, credo che Jannik sia ancora davanti. È così semplice".

Un'incredulità che ricorda quella del campo Arthur Ashe, quando sul 6-2 per qualche secondo Zverev non ha esultato, convinto "di essere sul 5-1". Poi la testa alzata, il tabellone con la scritta 6-2, la sorpresa del vincitore subito diventata un meme virale sui social. Al di là dell'understatement di Zverev, Sinner e Alcaraz sono avvisati. Tra l'altro sembra finalmente 'esploso' il talentuoso Ben Shelton. Il 23enne mancino di Atlanta ha visto infrangersi, soltanto in finale, il sogno di vincere lo Slam di casa sul cemento di Flushing Meadows. Una delusione condivisa con le migliaia di tifosi accorsi a fare il tifo per lui: è dal 2003, con Andy Roddick, che un tennista 'made in Usa' non vince il Major a stelle e strisce.

La vittoria di Zverev in finale non è mai apparsa in discussione: 6-3, 7-6 (7/2), 5-7, 6-2 il punteggio finale. Anzi, in modo divertente, l'unico a non accorgersene è stato proprio il gigante tedesco che, dopo il punto decisivo, non ha esultato ed è tornato in fondo al campo perché convinto che il match continuasse. "Semplicemente devo aver perso il conto del punteggio", ha spiegato lui stesso "Pensavo che fossimo 5-1. Sapevo di avergli strappato il servizio due volte, ma ero convinto che fossimo sul 5-1 invece che sul 6-2 - ha raccontato - In un certo senso questo mi ha aiutato, perché non sono diventato nervoso pensando di dover servire per chiudere la partita. Semplicemente devo aver perso il conto del punteggio".

Zverev, così, scongiura definitivamente la "maledizione" che lo ha visto fallire nelle finali del Grande Slam: dopo il Roland Garros di quest'anno si è imposto anche a New York. E psicologicamente New York ha un valore speciale per il tedesco perché proprio agli Us Open, sei anni fa, era stato battuto in cinque set dall'austriaco Dominic Thiem mentre era due punti dalla vittoria. "Poter finalmente sollevare questo trofeo è una sensazione incredibile - ha detto - soprattutto dopo il crollo del 2020". Una sconfitta che era stata seguita da altre due delusioni, nella finale del Roland-Garros contro Carlos Alcaraz nel 2024 e nella finale dell'Australian Open contro Jannik Sinner nel 2025.

Il percorso del numero due mondiale fino alla finale a Flushing Meadows è esemplare della sua carriera: un inizio difficile con le vittorie in cinque set contro avversari meno accreditati, poi prestazioni sempre più convincenti fino alla vittoria su Shelton, che nell'atto finale è stato tradito dal servizio e da alcuni errori gratuiti. In classifica Atp, Zverev si porta a 1.810 punti di distanza da Sinner. L'italiano è certo di poter conservare la vetta del ranking mondiale almeno fino al 18 ottobre ovvero al Masters di Shanghai. Shelton è ora quarto a soli 880 punti da Alcaraz. Esce, invece, dalla top ten Novak Djokovic. Tra gli italiani, 7mo posto per Flavio Cobolli, 20mo per Matteo Musetti e 22mo per Luciano Darderi.