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BOLZANO. «Quando la bici ce l’hai nel cuore è difficile appenderla definitivamente al fatidico chiodo, soprattutto se ti è stata compagna fedele, nella buona e nella cattiva sorte, in una lunga carriera agonistica...». Parole di Elena Valentini, bolzanina: poco meno di un anno fa decise di smettere con l’agonismo “a pedali” e di cominciare una nuova carriera, possibilmente restando legata al mondo delle due ruote. Oltre alla parentesi giornalistica come commentatrice del Giro d’Italia per il nostro giornale, ha operato nella squadra professionistica austriaca Tyrol Cycling Team, consigliere della Federciclismo nazionale in rappresentanza degli atleti e altro ancora. Ma alla bicicletta non si può rinunciare, impossisbile stroncare l'amore. Così è stato anche per Elena, che ha continuato a macinare chilometri, una volta accanto a Manuel Quinziato, un’altra volta accanto a qualche hockeysta biancorosso desideroso di tenersi in allenamento nella stagione lontana dal ghiaccio con una tutor davvero di valore, o ancora accanto ad amici di tante pedalate. O da sola, insieme al fedele mezzo, tanto per tenersi in forma.
Ad un certo punto però si è aperto un nuovo capitolo. Una folgorazione sulla... via delle biciclette a “scatto fisso” (le biciclette senza cambi e senza ruota libera, per capirci ruota posteriore “collegata” direttamente ai pedali, e senza freni, si frena... irrigidendosi sui pedali, ndr), che ormai non sono solo fenomeno di moda ma vera e propria disciplina sportiva. Lo dimostra la presenza sempre più numerosa di nuovi giovani appassionati, di team emergenti in continua crescita agonistica, dei brand più affermati favorevoli a investire le proprie attenzioni sui mezzi e di eventi sempre più all’altezza delle aspettative dei partecipanti e dei tanti appassionati che caratterizzano il movimento e alimentano il rapido sviluppo della disciplina. Il cui regolamento, al di là delle caratteristiche delle bici, assicura spettacolo.
«Una sera di marzo alla vigilia di una corsa - racconta Elena Valentini - mi colpì la battuta di un direttore sportivo della squadra tirolese per cui lavoro: mi chiese a bruciapelo, pungolandomi nell’orgoglio agonistico, se mi sarebbe piaciuto fare un giretto a New York con lui. Disse: “Sai, corro per una squadra di fixed (le biciclette a scatto fisso, ndr), gli sponsor vorrebbero un photo shooting sul ponte di Brooklyn e poi c’è questa gara, la Red Hook Criterium, prima gara del Campionato del mondo a scatto fisso, che si svolge su quattro prove. Potresti gareggiare anche tu...?”».
Sfida lanciata, sfida raccolta: «Non è servito farmelo ripetere due volte - ricorda Elena - e io “Presente! Ma questa volta solo per divertirmi”. Dopo cinque giorni di lavoro al Tour de l’Alps torno a casa con la squadra, preparo le borse, prendo la bici e parto con destinazione Vignate, nel milanese, per cimentarmi nella mia prima gara a scatto fisso, quella di prova. La giornata parte male, tra le lacrime per la perdita dell’amico Michele Scarponi, ma finisce a braccia alzate, il dito al cielo per dedicare la vittoria a Michele... Nel suo ricordo la mia marcia in più! Insomma, la nuova avventura parte nel migliore dei modi».
Poi il sogno americano?
«Il 29 aprile: Red Hook Brooklyn. Il fascino dei grattacieli, Times Square illuminata come a Natale, tutto come nei film. La gara si svolge così: batteria di qualifica, le prime 10 di ogni batteria svolgono la Super Pole, ovvero un giro lanciato per stabilire la posizione in griglia, e la finale in notturna, 70-80 donne in media. I percorsi sono veloci, ma non troppo, c’è “da guidare”, serve tecnica per gli arpin, i tornanti, quindi non conta solo avere una gran gamba. Sono in finale non con una super posizione, ma che emozione: migliaia di persone che urlano che ci incitano! Da pelle d’oca. Pronti, via, forse 100 metri, una ragazza tocca un fotografo, rimbalza in mezzo ed è effetto domino: cerco di salvarmi ma vengo travolta alle spalle e mi ritrovo in terra sotto un mucchio di 40 biciclette, dolorante e con una ferita alla testa. La mia prima Red Hook finisce così...».
Ma la sua proverbiale testardaggine la induce a riprovarci ancora...
«Esatto! Il 22 luglio, Red Hook a Londra. Più che una bici serve un gommone, ma si sa il tempo londinese è solito a questo e l’intera giornata di gare regala solo secchiate d’acqua e temperatura di 10 gradi. Anche questa volta la buona sorte non è dalla mia parte. Foro nella heat, quindi mi ritrovo a partire praticamente in fondo alla griglia per la finale. Pronti, via, in neanche 500 metri il gruppo è già spezzettato in sette gruppetti e tra l’acqua e le cadute la possibilità di recuperare posizioni è un sogno. Faccio slalom, recupero più che posso e chiudo 25esima, questa volta sana e salva...».
L’appetito vien mangiando e allora, pronta per una nuova avventura...
«Non potevo certo esimermi dalla prova del 2 settembre: Red Hook Barcellona. Vamos alla playa? Ah no, c’è anche da fare una bella fatica! Tutto molto bello, gara compresa, mi sento a mio agio, qualche brivido per le cadute c’è sempre ma riesco a rimanere davanti e “limo” più che posso, riuscendo a spuntare un settimo posto che mi rallegra. Prima “top 10” portata a casa e after party, la festa dopo gara, davvero al top, come non poteva che essere a Barça. E poi lascio la Spagna dicendo: «Io a Milano su quel podio ci voglio salire!».
Qualche altra garetta per l’Italia per fare un po’ di gamba. Il Campionato italiano chiuso al terzo posto dopo aver sbagliato la scelta del rapporto (troppo agile) e aver fatto il criceto non riuscendo a restare in gioco per la vittoria fino in fondo, con la testa a Milano...
«È il 14 ottobre, Red Hook Milano - riprende Elena Valentini -, ultima prova del campionato del mondo fixed, aria di casa e tifo delle grandi occasioni. Morale alto, gamba buona ma soprattutto voglia di divertirmi tanto. Chiudo seconda nella qualifica. Settimo tempo nella Super Pole. Ci sono e so che posso giocarmela. Scende la notte ed è la nostra ora: 70 crazy donne pronte a dar spettacolo, con 15 mila persone pronte a tifare per noi. In programma, 25 km d’un fiato. Rimango sempre nelle prime posizioni per evitare possibili cadute e sento che la gamba risponde. Si decide tutto all’ultimo giro, serve la ruota giusta e serve una gran volata. In due prendono qualche metro e io a ruota della Nafri (Specialized Offical) le inseguiamo. Usciamo dall’ultima curva, loro ormai si giocano la vittoria. Vince la Sperotto, professionista su strada e iridata nella pista, seconda la canadese Lemieux già vincitrice a Brooklyn, dietro una volata lunga, anzi lunghissima... Esco a ruota della spagnola, lancio subito la volata, la affianco e tutto quello che sento è un gran boato, sono le urla della gente, sento il mio nome e vedo la linea del traguardo avvicinarsi. Terza, ho fatto terza!! Non ci credo, per me vale come una vittoria, vale tanto, vale l’aver riscoperto che in bici si soffre ma soprattutto ci si diverte... Sul podio ho la pelle d’oca. Che emozione.. Sì, il ciclismo è questo, emozione...».
©RIPRODUZIONE RISERVATA
Ad un certo punto però si è aperto un nuovo capitolo. Una folgorazione sulla... via delle biciclette a “scatto fisso” (le biciclette senza cambi e senza ruota libera, per capirci ruota posteriore “collegata” direttamente ai pedali, e senza freni, si frena... irrigidendosi sui pedali, ndr), che ormai non sono solo fenomeno di moda ma vera e propria disciplina sportiva. Lo dimostra la presenza sempre più numerosa di nuovi giovani appassionati, di team emergenti in continua crescita agonistica, dei brand più affermati favorevoli a investire le proprie attenzioni sui mezzi e di eventi sempre più all’altezza delle aspettative dei partecipanti e dei tanti appassionati che caratterizzano il movimento e alimentano il rapido sviluppo della disciplina. Il cui regolamento, al di là delle caratteristiche delle bici, assicura spettacolo.
«Una sera di marzo alla vigilia di una corsa - racconta Elena Valentini - mi colpì la battuta di un direttore sportivo della squadra tirolese per cui lavoro: mi chiese a bruciapelo, pungolandomi nell’orgoglio agonistico, se mi sarebbe piaciuto fare un giretto a New York con lui. Disse: “Sai, corro per una squadra di fixed (le biciclette a scatto fisso, ndr), gli sponsor vorrebbero un photo shooting sul ponte di Brooklyn e poi c’è questa gara, la Red Hook Criterium, prima gara del Campionato del mondo a scatto fisso, che si svolge su quattro prove. Potresti gareggiare anche tu...?”».
Sfida lanciata, sfida raccolta: «Non è servito farmelo ripetere due volte - ricorda Elena - e io “Presente! Ma questa volta solo per divertirmi”. Dopo cinque giorni di lavoro al Tour de l’Alps torno a casa con la squadra, preparo le borse, prendo la bici e parto con destinazione Vignate, nel milanese, per cimentarmi nella mia prima gara a scatto fisso, quella di prova. La giornata parte male, tra le lacrime per la perdita dell’amico Michele Scarponi, ma finisce a braccia alzate, il dito al cielo per dedicare la vittoria a Michele... Nel suo ricordo la mia marcia in più! Insomma, la nuova avventura parte nel migliore dei modi».
Poi il sogno americano?
«Il 29 aprile: Red Hook Brooklyn. Il fascino dei grattacieli, Times Square illuminata come a Natale, tutto come nei film. La gara si svolge così: batteria di qualifica, le prime 10 di ogni batteria svolgono la Super Pole, ovvero un giro lanciato per stabilire la posizione in griglia, e la finale in notturna, 70-80 donne in media. I percorsi sono veloci, ma non troppo, c’è “da guidare”, serve tecnica per gli arpin, i tornanti, quindi non conta solo avere una gran gamba. Sono in finale non con una super posizione, ma che emozione: migliaia di persone che urlano che ci incitano! Da pelle d’oca. Pronti, via, forse 100 metri, una ragazza tocca un fotografo, rimbalza in mezzo ed è effetto domino: cerco di salvarmi ma vengo travolta alle spalle e mi ritrovo in terra sotto un mucchio di 40 biciclette, dolorante e con una ferita alla testa. La mia prima Red Hook finisce così...».
Ma la sua proverbiale testardaggine la induce a riprovarci ancora...
«Esatto! Il 22 luglio, Red Hook a Londra. Più che una bici serve un gommone, ma si sa il tempo londinese è solito a questo e l’intera giornata di gare regala solo secchiate d’acqua e temperatura di 10 gradi. Anche questa volta la buona sorte non è dalla mia parte. Foro nella heat, quindi mi ritrovo a partire praticamente in fondo alla griglia per la finale. Pronti, via, in neanche 500 metri il gruppo è già spezzettato in sette gruppetti e tra l’acqua e le cadute la possibilità di recuperare posizioni è un sogno. Faccio slalom, recupero più che posso e chiudo 25esima, questa volta sana e salva...».
L’appetito vien mangiando e allora, pronta per una nuova avventura...
«Non potevo certo esimermi dalla prova del 2 settembre: Red Hook Barcellona. Vamos alla playa? Ah no, c’è anche da fare una bella fatica! Tutto molto bello, gara compresa, mi sento a mio agio, qualche brivido per le cadute c’è sempre ma riesco a rimanere davanti e “limo” più che posso, riuscendo a spuntare un settimo posto che mi rallegra. Prima “top 10” portata a casa e after party, la festa dopo gara, davvero al top, come non poteva che essere a Barça. E poi lascio la Spagna dicendo: «Io a Milano su quel podio ci voglio salire!».
Qualche altra garetta per l’Italia per fare un po’ di gamba. Il Campionato italiano chiuso al terzo posto dopo aver sbagliato la scelta del rapporto (troppo agile) e aver fatto il criceto non riuscendo a restare in gioco per la vittoria fino in fondo, con la testa a Milano...
«È il 14 ottobre, Red Hook Milano - riprende Elena Valentini -, ultima prova del campionato del mondo fixed, aria di casa e tifo delle grandi occasioni. Morale alto, gamba buona ma soprattutto voglia di divertirmi tanto. Chiudo seconda nella qualifica. Settimo tempo nella Super Pole. Ci sono e so che posso giocarmela. Scende la notte ed è la nostra ora: 70 crazy donne pronte a dar spettacolo, con 15 mila persone pronte a tifare per noi. In programma, 25 km d’un fiato. Rimango sempre nelle prime posizioni per evitare possibili cadute e sento che la gamba risponde. Si decide tutto all’ultimo giro, serve la ruota giusta e serve una gran volata. In due prendono qualche metro e io a ruota della Nafri (Specialized Offical) le inseguiamo. Usciamo dall’ultima curva, loro ormai si giocano la vittoria. Vince la Sperotto, professionista su strada e iridata nella pista, seconda la canadese Lemieux già vincitrice a Brooklyn, dietro una volata lunga, anzi lunghissima... Esco a ruota della spagnola, lancio subito la volata, la affianco e tutto quello che sento è un gran boato, sono le urla della gente, sento il mio nome e vedo la linea del traguardo avvicinarsi. Terza, ho fatto terza!! Non ci credo, per me vale come una vittoria, vale tanto, vale l’aver riscoperto che in bici si soffre ma soprattutto ci si diverte... Sul podio ho la pelle d’oca. Che emozione.. Sì, il ciclismo è questo, emozione...».
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