BOLZANO. Milletrecentoquarantadue. E’ il numero che impazza sui social network. E’ la cifra che divide il mondo del paracadutismo bolzanino. Ma è soprattutto la velocità con cui l’austriaco di Salisburgo Felix Baumgartner ha superato il muro del suono (1193,4) lanciandosi col paracadute da un’altezza mai tentata prima: oltre 39 mila metri. Un’impresa preparata da quattro anni sulla cui riuscita non aveva dubbi Hansjörg Terzer, storico presidente dell’Associazione Paracadutisti Bolzano.

Signor Terzer, perchè questa sicurezza?

«Perchè ho avuto la fortuna di conoscere Felix qualche anno fa, in Austria. Era un mio avversario».

Avete gareggiato assieme?

«Certo, anche se fra me 56enne e lui c’è qualche anno di differenza. Abbiamo fatto delle gare di regolarità, ma con prospettive diverse».

In che senso?

«Per me quei lanci erano tutto, per Felix solo un hobby. Lui aveva sempre la testa all’insù, non faceva mistero di voler lanciarsi sfidando l’ignoto. Ero sicuro che prima o poi qualcosa di grande lo avrebbe fatto».

Quanto ha rischiato?

«Uno come lui non lascia nulla al caso. Atleticamente poi è un fenomeno. Io comunque ho avuto momenti di paura».

Quando?

«Guardate il video del lancio e capirete. Quando è andato in rotazione per mancanza di resistenza dell’aria, ha rischiato di perdere i sensi, le sue articolazioni potevano slogarsi per mancanza di stabilizzazione. Velocità e altitudine sono nulla al confronto del pericolo per mancanza di resistenza dell’aria. Ma ve l’ho detto: lui è sempre stato un professionista del pericolo e ha controllato al meglio quei terribili avvitamenti».

Lo ha sentito prima dell’impresa?

«Non lo vedo da circa un anno. Ma prossimamente lo chiamo. Credo che per un po’ abbia ben altro da fare».

C’è qualcuno nella sua associazione che potrebbe imitarlo?

«No, anche perchè l’Associazione Paracadutisti Bolzano e la relativa scuola, una delle migliori in Italia, non ci sono più. Eravamo circa un centinaio di soci, l’arrivo dei voli di linea ha spazzato via tutto. Io di lanci ne ho fatti 4000 ma per continuare in questa mia passione debbo spostarmi in giro per l’Italia». Come per esempio fanno altri due “parà” bolzanini, Renzo Squaiella (900 lanci all’attivo) e Sergio Pomalo (che nel vuoto si è buttato per ben 2700 volte). Entrambi ammettono: una cosa come quella di Baumgartner non l’avrebbero mai fatta. Squaiella: «Mi bastano i 4500 di altitudine dei miei lanci. Credo che senza una buona dose di incoscienza non ti butti da 40 mila metri. Faccio paracadutismo perchè oggi lo si può praticare in estrema sicurezza». Aggiunge Pomalo: «Da 4500 metri arrivi anche a 200 chilometri orari. Amo gli sport rischiosi ma non andare incontro all’ignoto. Anche se invidio il bagno adrenalinico in cui si deve essere immerso Baumgartner: inimmaginabile. E lo ammiro perchè penso che ogni conquista ha avuto bisogno di una persona che ha rischiato. Fino a 12000 metri arrivano gli aerei di linea, sullo spazio atterrano le navicelle, ma ancora poco sappiano dello spazio intermedio. Questo austriaco potrebbe aver aperto nuove conoscenze». Ma chi crede che Baumgartner sia solo si sbaglia. C’è almeno un altro bolzanino disposto a indossare uno scafandro da astronauta e, paracadute sulle spalle, precipitare nel vuoto a velocità supersonica per davvero. Klaus Unterhofer, 50 anni, 3500 lanci e un record del mondo. Quale? «Ci buttiamo in 400, tutti assieme agganciati, da 8000 metri. Io sono uno dei 10 italiani scelti da un World Team americano. La prima volta nel 2002 eravamo in 300, nel 2004 in 357 e nel 2006 abbiamo ritoccato questo primato, nei cieli della Thailandia. Prossimo obiettivo, lanciarsi in 500». E confessa: «Se potessi farei anch’io come Baumgartner. Ma non ho uno sponsor come la Red Bull alle spalle, che ti sgancia 50 milioni. Con lo staff che lo ha seguito ha rischiato poco o nulla. Ma scusate: vi pare che la Red Bull avrebbe finanziato una potenziale tragedia? Che pubblicità sarebbe stata?».

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