FOLGARIA. Nella verde tranquillità di Folgaria, la nazionale italiana si prepara ormai da otto giorni, in vista della partecipazione al difficile girone di qualificazione, che andrà a disputare dal 15 agosto, per i Campionati Europei 2013. Difficile perché il primo posto del girone sembra essere già assegnato alla favoritissima Turchia e quindi l'Italia punterà alla seconda piazza che dovrà strappare alla concorrenza di Portogallo, Repubblica Ceca e Bielorussia. Il girone si concluderà il 5 settembre e saranno ravvicinate partite di andata e ritorno. La nazionale italiana deve rinunciare sia a Bargnani che a Belinelli (che è stato appena ingaggiato dal Chicago: la squadra che è stata di Michael Jordan, con un contratto da 3,8 milioni di dollari annui), quindi la stella sarà Danilo Gallinari “mister 12 milioni” al suo quinto anno nel campionato NBA, che cercherà di dare un contributo fondamentale all'obiettivo qualificazione dell'Italia.

Trova ingombrante, nei rapporti con i compagni, il suo provenire dall'NBA?

«Per il mio carattere assolutamente no ed è lo stesso anche per i miei compagni. Siamo un bel gruppo; insieme fatichiamo ma ci divertiamo molto e sinceramente i problemi relativi ai rapporti con i club non ce li portiamo dietro».

In America il basket è business, potrebbe diventare anche la risposta alla crisi della pallacanestro italiana?

«Negli Stati Uniti si tratta di un fatto culturale perché lo spettacolo in generale e lo sport in particolare, è organizzato nell'ottica del guadagno. In Italia dobbiamo ancora impararlo ed anzi, spesso, vedo che si fanno passi superiori alle proprie possibilità. Direi che la risposta alla crisi potrebbe essere graduale, eliminando ad esempio le retrocessioni che mettono troppa pressione sulle società, sugli sponsor ed i risultati vanno ad influire sulla tranquillità dei club. La conferma automatica nel campionato di riferimento, potrebbe servire a gestire meglio i fondi ed essere più razionali».

Lei ha realizzato il sogno di tanti giocatori di basket: giocare in NBA, si sente caricato da una responsabilità in più?

«Non in maniera superiore a qualsiasi altro giocatore di livello. Certo gioco dove il basket tocca il suo massimo livello, anzi direi che è il migliore al mondo, ma non mi sento diverso rispetto ai miei compagni di nazionale: alla fine siamo tutti dei giocatori di riferimento».

Giocare all'estero è un bene o un male agli effetti dell'integrazione nel roster azzurro?

«La premessa è che il basket americano è del tutto diverso da quello europeo. Personalmente, quando gioco con l'Italia devo cambiare il modo di stare in campo. L’esperienza all’estero ti fa essere un valore aggiunto».

Non tutti gradiscono vestire la maglia della nazionale, qualcuno perfino rifiuta, lei come vive la convocazione in azzurro?

«Sono orgoglioso di poterla indossare ed ogni volta che partecipo ad un raduno, sentono stimoli diversi e maggiori. Mi piacerebbe che per tutti, vestire la maglia della propria nazionale, fosse considerato un dovere. La qualificazione agli Europei dell'anno prossimo, è un obiettivo che voglio fortemente e darò il massimo perché l'Italia riesca a raggiungerlo».

Quale sarà il suo ruolo in questo roster privo di giocatori importan ti come Bargnani e Belinelli?

«Al servizio della squadra ed uguale a quello dei miei compagni. Giocherò sia sotto canestro che sul perimetro».

Diciamo un'ala tuttofare.

«Nel senso che in campo farò tutto quello che mi sarà chiesto dal coach».

Prima volta in Trentino, come si è trovato Folgaria?

«Ottimamente, nel senso che c'è tutto quello che ci serve, compreso anche il giusto calore dei tifosi. Abbiamo partecipato a due eventi, trovando un ottimo riscontro di pubblico. Da oggi ci sarà il torneo a Trento che sarà un altro bel momento che oltretutto arriva in una piazza che davvero si merita la nazionale. Anche per incentivare una passione che sta crescendo sempre più».

In ritiro, la giornata tipo com'è?

«Due sedute giornaliere: alla mattina atletica ed al pomeriggio basket».

Dalla Trentino Basket Cup, cosa si aspetta?

«Una verifica del lavoro fatto finora. L'obiettivo è arrivare al top della condizione per il 25 agosto ed il torneo sarà, quindi, solo una tappa. Non penso che saranno partite del tutto amichevoli, perché le squadre in campo, proveranno a testare anche la tenuta agonistica. Direi che alla fine si arriverà al giusto mix tra verifica e spettacolo».

Torniamo all'obiettivo qualificazione, per lei è raggiungibile?

«Sarà difficile, perché ogni partita sarà una battaglia nella quale avrà un ruolo fondamentale il fattore campo: farlo saltare sarebbe un passo in avanti verso la qualificazione».

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