BOLZANO. Knoll, una dinastia nell’hockey a Bolzano e dintorni. Se per tutti Dieter Knoll è il patròn dei Foxes, una sorta di grisù che ha riacceso in migliaia di persone la passione per l’Hockey Club Bolzano e i colori biancorossi, in pochi conoscono Georg Knoll. Ebbene, è al figlio di Dieter, 25 anni, studente in economia aziendale all’Università di Vienna, che si deve buona parte dei due trionfi nella Ebel. Osservatore di tante partite, Georg analizza, studia e propone al padre i giocatori. Dopo essere cresciuto nelle giovanili del Bolzano con qualche militanza temporanea in altre società, dal 2015 è portiere nell’Ehc Südtirol di Vienna, squadra iscritta a un campionato amatoriale austriaco. Persona pacata, che non ama apparire ma di grande cultura sportiva, Georg Knoll ci ha spiegato come si fa ad allestire anno dopo anno una rosa in un campionato dove c’è parecchio “giro” tra giocatori.

«Allestire una squadra è tutt’altro che facile. Più che un hobby è un lavoro che impegna tutto l’anno. La nostra lista di giocatori papabili è sempre aggiornata e s’aggira su 400 nomi: tanti sono i giocatori interessati che seguiamo da diversi anni. Per esempio, Miceli, arrivato nel novembre dello scorso anno, lo seguivamo da tre anni. Findlay lo avevamo notato già due anni fa...».

Tecnicamente come si fa ad arrivare all’accordo?

«Dalla lista generale passiamo alla short list. Selezioniamo quattro-cinque giocatori per ogni posizione e poi iniziamo a chiedere ai nostri scout. Abbiamo un ottimo network di contatti in Europa e in Nordamerica. Ci avvaliamo anche di Stefan Mair che gode di una vastissima rete. Individuato il giocatore, chiediamo i singoli reports, sorta di scheda non solamente tecnica che parla di numeri. Chiediamo il carattere del giocatore, come si comporta dentro e fuori dal ghiaccio, tenore di vita, che atmosfera porta in spogliatoio e che rapporto ha con l’alcool. Poi s’inizia la trattativa vera e propria. Uno degli aspetti più difficili è trattenere i giocatori, perché molti dopo una stagione puntano ad andare nei campionati superiori, come Svezia, Finlandia, American Hockey League e Germania. Altri, invece, tentano di chiedere più soldi e vanno in altre squadre dove ricevono un ingaggio maggiore. Il caso di Dustin Gazley è un esempio: era da tre anni sulla nostra lista. Dopo la decisione di venire a giocare in Europa gli avevamo proposto un’offerta, sembrava deciso ma poco prima della firma è andato a Salisburgo che gli ha offerto il doppio».

È soddisfatto della campagna acquisti e come vede il Bolzano 2018/2019?

«Posso dire che la squadra è più forte sotto l’aspetto fisico e questo nel corso della stagione porterà dei benefici. Ma fisicità è spesso sinonimo di lentezza: non volevamo avere una squadra lenta e per questo abbiamo inserito giocatori veloci. Credo che il mix fisicità-velocità sia riuscito. Abbiamo cercato giocatori con un certo carattere, una certa leadership, giocatori che sono già stati capitani. Parlo di Kuparainen, Geiger e Blunden. La preseason è stata di prestigio e non scontata perché credo abbia fatto bene alla squadra confrontarsi con avversarie più forti che militano in KHL e DEL. Senza dubbio l’allestimento del roster era iniziato con la grande notizia della conferma dell’allenatore Suikkanen. Lui è stato chiaro, “voi fate la squadra e io faccio l’allenatore”. Ovvio che conoscendo bene la realtà finlandese ci ha dato alcuni consigli».

Lei ha iniziato a scrutare giocatori da consigliare a papà sin dall’età di 15 anni. Qual è il giocatore da lei consigliato che l’ha più colpita?

«Non ho dubbi: Hjalmarsson. La partita che mi è piaciuta di più è stata l’ultima del girone di semifinale di Continental Cup a Bolzano vinta all’overtime 3 a 2 contro i Toros Neftekamsk, squadra della seconda lega russa (era il 25 novembre 2012, ndr). Hjalmarsson in quella partita ha fornito prima l’assist del pareggio che ci ha portato ai supplementari e poi quello della vittoria».

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