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BOLZANO. La storia della Valpe è tutta nella corsa sfrenata di Ryan Martinelli. Siamo al 6º minuto dell'overtime di gara-5, il terzino italo-canadese infila Cloutier per il gol che vale la semifinale, e anziché farsi sommergere dai compagni si lancia a tutta velocità verso la balaustra, si arrampica sul plexiglass e si gode l'abbraccio dei 400 tifosi arrivati dal Piemonte. Lo segue tutta la squadra: è un delirio collettivo, una scena da brividi, la festa di un'intera valle che vive l'hockey con una passione senza limiti. Una favola, ricca di emozioni. Di quelle che solo lo sport riesce a regalare.
Il popolo biancorosso targato Valpellice si gode il trionfo: sognato, ma sostanzialmente inatteso e insperato, e per questo ancora più bello. Avete presente il tipico frequentatore delle curve italiche, soprattutto di quelle pallonare? Ecco, siamo lontani anni luce. Famiglie con i bambini, qualcuno addirittura in passeggino, ragazzi con le sciarpe al collo, anziani con la scorta di "Barbera" sotto la giacca. Si sono sciroppati ore e ore di pullman, qualcuno è partito addirittura venerdì con il camper: per inseguire il sogno di una storica semifinale. Ora se la godono, e quel gruppetto di eroi in maglia verde (già, il famoso "verde fastidio" che però sembra portare bene) se li mangiano con gli occhi. E visto che ormai sono in ballo, vogliono continuare a ballare.
La corazzata Val Pusteria è avvisata: con questa Valpe non si scherza. Neanche un po'. Il portiere Kevin Regan sembra un polipo, nelle 5 gare contro il Renon ha parato qualcosa come 214 tiri su 228, con una percentuale "bulgara" del 94,2%. La difesa, che nella seconda parte di regular season assomigliava tanto a una forma di Emmenthal, ha tappato un bel po' di buchi, aiutata anche da un diverso atteggiamento degli attaccanti.
Che ora aiutano, chiudono, tornano, proteggono, lottano. Anche i fratelli Aquino, accusati di giocare solo dalla rossa di centropista in avanti, hanno scoperto di avere attitudini difensive, pur non rinunciando alle tremende, velocissime, ripartenze in contropiede. E poi le mani d'oro di Nikiforuk, play-maker del gioco biancorosso, il senso del gol di Iannone, la concretezza di Ganzak, Martinelli e Trevisani, la legnata dalla blu di Johnson, il cuore e i polmoni di Silva, Pozzi, Stricker e del giovanissimo Frigo.
Senza dimenticare che i piemontesi stanno giocando senza due stranieri: il difensore lettone Agris Saviels e l'attaccante canadese Ryan McDonough. Ma la Valpe è abituata a sopravvivere tra mille difficoltà, a cadere, rialzarsi e ripartire. Con più voglia e più forza di prima. Lo dice la sua storia, che è costellata di episodi anche drammatici. Come le due alluvioni, la prima nel 1977, la seconda nel 2000, con il fiume Pellice che si porta via lo "storico" Filatoio. E poi il giocatore Mario Manfroi, vittima dell'alluvione del'77, e il presidente Mauro Ferrando, tragicamente scomparso in un incidente nel 2007 sulla strada di ritorno dopo una gara della finale di A2 con il Merano.
Cadere e risorgere: il minimo comune denominatore di chi arriva da questo lembo d'Italia, nell'estremo Nord-Ovest, a un'ora di macchina di Torino. Il cuore della religione valdese, protestanti che proprio in questa valle trovarono rifugio nei lunghi secoli di persecuzione. Abituati a soffrire, e a non mollare mai. Come una vera squadra.


