BOLZANO. «Lo slittino azzurro senza la pista di Cesana rischia di morire. Non nascondo che quando mi hanno dato la notizia ho pensato di ritirarmi. Voglio la mia undicesima Coppa del mondo ma così sarà ancora più difficile conquistarla».

Piove a Krasnaja Poljana, la montagna che sovrasta Sochi non distante dalle martoriate regioni russe del Caucaso, le temperature dell’aria toccano anche i 20 gradi sopra lo zero e i test in pista rischiano di essere un po’ falsati. Armin Zöggeler osserva, studia attentamente e scruta i passaggi chiavi di quel budello che nel febbraio 2014 assegnerà le medaglie olimpiche. Prova e riprova le discese, ma quando interrompe l’allenamento per una breve pausa la mente torna alla scellerata decisione di chiudere l’unica pista di slittino e bob esistente in Italia, quella di Cesana Pariol. Parla di gare, parla di avversari ma soprattutto si sofferma sulle conseguenze legate alla chiusura della pista piemontese.

Ci sono in ballo i costi elevati che la federazione dovrà sostenere per far allenare i propri atleti in giro per l’Europa. Per una singola discesa si pagano almeno 25 euro (in Germania si arriva anche a 50). Armin mediamente ne fa 7-8 al giorno e i suoi compagni pure. La recente trasferta in Norvegia è costata, solo di allenamenti (vanno aggiunti trasporti, vitto e alloggio), 12mila euro. A Cesana tutto sarebbe gratuito o a costi decisamente inferiori.

Adesso come farete ad allenarvi?

«Sarà difficile, vorrà dire che andremo in Austria e in Germania. Se devo essere sincero quando mi hanno detto che hanno tolto definitivamente l’ammoniaca dalla pista ho pensato di smettere e chiudere la mia carriera. È stato un grandissimo errore e ci troviamo in una brutta situazione».

«Secondo lei perché è stata chiusa?

«Non lo so. Mi chiedo come è possibile che in Germania hanno quattro piste tutte funzionanti ed in Italia non si riesce a tenerne aperta una? Io sono a fine carriera ma ci sono giovani slittinisti che stanno crescendo molto ed è stata tolta a loro una risorsa importantissima».

Il 25 inizierà la Coppa a Igls, si sente pronto?

«Mah, i tedeschi hanno quattro atleti fortissimi e tutti in grado di vincere. Loro si allenano da quest’estate sulle loro piste che per noi sono off-limits. Prima di venire a Sochi siamo andati a Lillehammer, Sigulda e ad Igls ma non posso allenarmi come vorrei. È un problema anche di messa a punto dei materiali che sono fondamentali. Fare dei test specifici non è possibile perché le discese devono essere centellinate altrimenti i costi vanno davvero alle stelle».

Che rapporto aveva lei con Cesana?

«Su quella pista mi sono sempre divertito molto, per me era la pista più bella del mondo – afferma l’atleta del Centro Sportivo Carabinieri al quale per meriti sportivi è stato conferito il grado di maresciallo -. Posso dire che ero innamorato di Cesana anche perché, oltre ad aver vinto le Olimpiadi nel 2006, non avevo mai perso. Le caratteristiche tecniche ed di ghiaccio erano molto simili a quelle della pista olimpica di Sochi».

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