BOLZANO. Da grande l’Alto Adige vuole giocare in serie B. La società è però prossima al compimento della maggiore età e l’approdo tra i cadetti è quasi una necessità perchè navigare nelle acque territoriali della Lega Pro sta decisamente stretto al club di via Cadorna che ambisce legittimamente al mare aperto.

Ovviamente il progetto passa per un itinerario sportivo e in tal senso il diesse Luca Piazzi sta allestendo una squadra competitiva con il reclutamento della meglio gioventù del calcio di casa nostra cercando anche di mettere sotto contratto un paio di giocatori esperti con impresse l cicatrici di anni di battaglie nella categoria.

Ma per un approdo sicuro non basta il passaporto tecnico perchè a volte può anche capitare di vincere sul campo senza poi dare continuità al progetto stesso. Lo insegnano in tempi passati le esperienze del Castel di Sangro o dell’Alzano, addirittura sparite dopo i campionati di serie B o in tempi più recenti il Gubbio che ha dominato il girone dell’Fc due anni fa ma che è tornata immediatamente in serie C. Ecco, l’Alto Adige non deve seguire l’esempio della squadra umbra che ha colto una promozione inattesa grazie soprattutto ai buoni uffici di Gigi Simoni, prima direttore tecnico e poi addirittura allenatore, ma che ha affrontato il campionato cadetto in uno stadio nato per ospitare una squadra di promozione ed implementato negli anni con tribune tubolari, gradinate mobili per un quadro statico e architettonico quantomeno originale approvato dalla Lega ma sicuramente bocciato dal buon gusto e dall’idea di trasformare il calcio nel più bello spettacolo dopo il Big Ben.

Ora le tribune mobili verranno allestite anche al Druso per permettere all’Alto Adige di affrontare la serie C1 senza dover chiedere asilo politico a Padova. Ma ovviamente i novecento posti che verranno ricavati servono solo a tamponare ad una soluzione d’emergenza ma non danno certo assicurazioni per il futuro e soprattutto non sono di sostegno ad un progetto ambizioso che ha bisogno di cemento e non di tubolari.

Ecco quindi che è necessario provvedere al più presto alla ristrutturazione del Druso creando quel “salotto” del calcio che possa trasformare la partita in un evento ad uso e consumo di grandi e piccini, famiglie e persino ultras. Durnwalder ha assicurato il sostegno economico ma ora è necessario tracciare il progetto su carta e iniziare a scavare. Gli esempi da seguire sono gli stadi di nuova concezione realizzati in Germania ma piacciono anche quelli costruiti in Polonia, il paese che proprio recentemente ha ospitato i campionati europei. Il punto di riferimento potrebbe essere lo stadio di Cracovia, quello ove gioca il Krakow 1906, la più antica società calcistica della Polonia e che dopo anni di gloria è retrocessa in seconda divisione oscurata dall’emergente Wisla che in città ha preso il sopravvento.

Si tratta ello stadio ove l’Italia ha svolto la sua preparazione e tutto lo staff tecnico ha speso parole di elogio per il gioiellino.

Una perla architettonica che sorge nel cuore della città che occupa un’area pari a quella del Druso ma che ottimizza al massimo gli spazi. La struttura permette di accogliere circa 20mila spettatori, tutti con posti a sedere e con una visuale perfetta con il pubblico a ridosso del campo e quindi nel cuore della partita. Particolare attenzione è dedicata agli accessi per i portatori di handicap e alla sicurezza ma senza trasformare l’impianto in un percorso di guerra.

Sono presenti poi dei palchi riservati ai vip e agli sponsor che si traducono ovviamente in maggiori introiti per il club. Non manca poi il ristorante con vista sul campo con un erba rigorosamente naturale ma che sembra curata da un giardiniere di Amsterdam. Il museo del club dà un tocco culturale e i primo ordine sono sala e tribuna stampa. Nella struttura, ma accessibili dall’esterno, anche numerosi negozi e così lo stadio vive per tutta la settimana e non solo per 180 minuti al mese.

Ecco il Druso di domani potrebbe proprio ispirarsi al modello di Cracovia: non sarebbe necessario conquistare nuovi terreni e mantenendo la facciata originale potrebbe svilupparsi un polo architettonico significativo che potrebbe anche riqualificare tutta la zona. Per i parcheggi poi si potrebbe sfruttare viale Trento e la vicina zona industriale. Essendo poi in città il pendolarismo sarebbe limitato.

Ovviamente basterebbe un impianto da 8-10mila posti. La serie B non può più attendere.

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