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AURONZO. La voce stravolta di Scarponi racconta la fatica del ciclismo, le Tre Cime di Lavaredo lo fanno vedere, quando si stacca una valanga in diretta Tv, con la Rai che mostra l'immagine simbolo della penultima tappa del Giro, senza Costalunga, San Pellegrino e Giau, ma con la Grande, la Ovest e la Piccola.
Tre buoni motivi per mantenere invariato l'arrivo, «perché ci sono luoghi che sono il ciclismo», sottolineano i cronisti, descrivendo «un momento di alto e glorioso ciclismo da far vivere alla gente, anche dopo quanto accaduto con la vicenda doping di Di Luca».
Filippo Pozzato aveva detto a nome del gruppo: «Vogliamo a tutti i costi arrivare alle Tre Cime, in qualsiasi condizione meteo». C'era da onorare un luogo della storia del ciclismo e così è stato.
I commentatori Francesco Pancani e Davide Cassani lo ripetono spesso in diretta, soffermandosi molto sulla scenografia naturale, «unica al mondo, nelle Dolomiti patrimonio dell'umanità Unesco». E il panorama diventa uno dei protagonisti della tappa, «reso ancora più straordinario dalla neve». Quella sugli alberi (stracolmi), ai lati della strada (una coperta bianca), dal cielo (incessante) e lassù sulle Tre Cime (impressionante quella che precipita sotto gli occhi del pubblico).
Ma l'asfalto è pulito. Lo sottolinea Beppe Conti nell'anteprima su Rai Sport, accolto con Alessandra De Stefano al rifugio Auronzo: «Gli organizzatori hanno fatto un lavoro splendido, perché sono riusciti a pulire la strada in maniera straordinaria».
Con un occhio alle nuvole e l'altro alla corsa, la tappa con le sue riprese televisive racconta il territorio che attraversa - «spettacolare vedere il pubblico al lago di Misurina» - e la storia che ha vissuto sulle due ruote inerpicandosi verso le Tre Cime. C'è spazio anche per le scalate, di fronte alla Cima Grande, «aperta nel 1864, cambiando la storia dell'arrampicata in montagna». Le immagini intanto diventano in bianco e nero, tornando al 1968 quando Eddy Merckx divenne il cannibale. Beppe Conti recentemente gli ha chiesto quale sia stata l'impresa delle imprese. Risposta: «Le Tre Cime», quando il compagno di squadra e di stanza Adorni gli impediva di attaccare dicendo «è presto, è presto», perché temeva di essere lui il primo a essere staccato. Fu quando il grande rivale Felice Gimondi prese 6' di distacco e Merckx indossò la maglia rosa, diventando da quel momento il padrone non solo delle classiche, ma anche delle corse a tappe.
La storia viene aggiornata: con la neve, la pioggia e il freddo a caratterizzare gli ultimi chilometri (a Cortina ne mancano 22 ed è lì che comincia la salita), riappaiono le Tre Cime nel Giro di Vincenzo Nibali. Gli elicotteri dall'alto riprendono una striscia nera d'asfalto in un mare di neve bianco: dal passo Tre Croci si costeggia il lago di Misurina (una menzione dalla Rai viene riservata al centro per la cura dell'asma infantile) e poi la strada si fa verticale, ai piedi della cattedrale delle Dolomiti.
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