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Bolzano. La prima medaglia altoatesina ai Giochi olimpici è un oro, conquistato in gruppo. Un titolo che si perde nella notte dei tempi. Ultima decade di novembre 1956. Scenario il lago di Wendouree a Ballarat, teatro delle sette gare di canottaggio dei Giochi australiani di Melbourne. Del gruppetto che sale sul gradino più alto del podio e conquista il prestigioso oro olimpici nel “quattro con” fa parte un “uomo di montagna”, un virgulto 24enne venostano. Il suo nome è Alberto Winkler, altoatesino, nato a Castelbello-Ciardes, in Val Venosta il 14 febbraio 1932 (scomparso a Mandello del Lario in provincia di Lecco il 14 giugno 1981). La sedicesima edizione delle Olimpiadi si svolge in Australia, a Melbourne, dal 22 novembre all'8 dicembre 1956. Winkler è uno dei componenti del “quattro con” di canottaggio, ovvero di una disciplina che poco a che fare con la montagna. A tale proposito gli atleti e le atlete della provincia di Bolzano, negli anni a venire dimostreranno di essere grandi protagonisti nella rassegna a cinque cerchi in discipline non propriamente legate al territorio.
Remi e motociclette
La storia della “nostra” prima medaglia olimpica è legata a filo doppio ad una moto. Già perché il venostano Alberto Winkler per uno di quei casi strani della vita è approdato in riva al lago di Como, a Mandello Lario, per la precisione. E’ una ridente località, poco distante da Lecco, di circa diecimila anime che si specchia sul lago di Como. E’ il regno della motocicletta, la mitica Guzzi e di una squadra “aziendale” di canottieri, in acqua con lo storico emblema dell’aquila dorata della fabbrica fondata nel 1921 da Carlo Guzzi, geniale tecnico e progettista, capace di portare le sue “creature” a primeggiare (fino al 1957) a livello internazionale. La squadra di canottaggio della Moto Guzzi, formata da dipendenti dell'azienda motociclistica di Mandello del Lario, rappresenta l’Italia nella prova olimpica australiana del “quattro con”. Ci sono Franco Trincavelli e Romano Sgheiz agli estremi, mentre al centro figurano Angelo Vanzin e il “nostro” Alberto Winkler, timoniere Ivo Stefanoni. Gli azzurri vincono, davanti a Svezia e Finlandia e al rientro in patria vengono premiati con uno Zigolo, popolare modello di motocicletta dell'epoca, ovviamente di marca Guzzi e ottengono un lieve avanzamento nelle mansioni in fabbrica. Caratteristica dell'armo italiano è la rivoluzionaria disposizione dei remi: il primo e il quarto da un lato, gli altri due dall'altro. Un'idea dell'ingegner Giulio Cesare Carcano, classe 1910 (scomparso a 94 anni nel 2005), progettista specializzato della Moto Guzzi, che dopo aver iniziato la carriera ad ideatore di moto militari e averla portata avanti con il progetto di straordinarie moto da corsa con il progetto della monocilindrica che batteva la quattro cilindri, l’avveniristica 500 8 cilindri e la V7, scrive una pagina indelebile di storia: si dimostra grande e illuminato innovatore e studia un cambio epocale di disposizione dei remi nel canottaggio, prima di tutto per evitare di procedere a zig-zag. Un'innovazione in seguito adottata in tutto il mondo. Il 27 novembre 1956 i moschettieri della Moto Guzzi in casacca azzurra si lasciano alle spalle i vichinghi svedesi, i finlandesi e i padroni di casa australiani. Il ritorno a casa è su una nave, con il viaggio allietato dalle feste per brindare all’oro a cinque cerchi. In patria, in riva al lago di Como lo aspettano altrettanti festeggiamenti. Commovente l’incontro, in Vaticato, dei “moschettieri d’oro” con Papa Pio XII. Composta l’accoglienza da campione olimpico al ritorno fugace a Castelbello, dodici anni dopo. Oltre alla banda del paese, pochi amici e parenti, un mazzo di fiori , un brindisi e qualche breve discorso ad accogliere Winkler e i sui compagni.
Dalle Alpi al lago
La storia di Alberto Winker, altoatesino trapiantato in Lombardia merita di essere raccontata. Nato in una umile famiglia venostana, cresce nella sua Castelbello fino alla chiamata alla leva. Il servizio militare lo porta in Liguria, a La Spezia, in Marina. Fa il sommozzatore. Dopo aver svolto la naia, trova lavoro presso la fabbrica della Moto Guzzi, a Mandello del Lario. Siamo nel 1954. Le sue mansioni sono quelle di operaio nel reparto lattonieri. Ha una forza fisica notevole e l’azienda lo invita a cimentarsi con i remi nella società gestita dalla fabbrica. Nel frattempo, il ragazzo altoatesino si si sposa con Cleope, futura madre di suo figlio, Ermes. Il ragazzone ha talento.
Nel 1954 si distingue nelle gare sulle acque di Varese, all’Idroscalo di Milano Nel ’54 il titolo tricolore nel “quattro senza” e nel ’56 quello nel “quatto con”. Arriva, nel settembre del ’54 anche il primo successo internazionale a Lecco, con l’otto e con capovoga Giuseppe Moioli. Nel 1956 agli Europei di Bled, validi come prova di qualificazione alle Olimpiadi australiane di fine anno, fa parte del nuovo equipaggio targato Canottieri Moto Guzzi. Debutta con un posto sul podio, sul terzo gradino continentale e tanti margini di miglioramento. Dopo l’oro ai Giochi australiani, l’equipaggio lariano allargato conquista il titolo europeo nell’otto a Dusiburg, in Germania nel 1957, titolo bissato l’anno dopo a Poznan, in Polona.
Vive a Mandello Lario, fino alla morte, improvvisa, il 14 giugno 1981, a soli 49 anni, a causa di un ictus. Sulla sua tomba, al cimitero del paese sul lago di Como, oltre alla foto con la maglia della Canottieri Moto Guzzi, ci sono i 5 cerchi olimpici che ricordano i grandi successi nel canottaggio, con un equipaggio straordinario, che ha saputo cambiare il corso della disciplina, grazie anche alla geniale intuizione dell’illuminato ingegner Giulio Cesare Carcano.
©RIPRODUZIONE RISERVATA.
Remi e motociclette
La storia della “nostra” prima medaglia olimpica è legata a filo doppio ad una moto. Già perché il venostano Alberto Winkler per uno di quei casi strani della vita è approdato in riva al lago di Como, a Mandello Lario, per la precisione. E’ una ridente località, poco distante da Lecco, di circa diecimila anime che si specchia sul lago di Como. E’ il regno della motocicletta, la mitica Guzzi e di una squadra “aziendale” di canottieri, in acqua con lo storico emblema dell’aquila dorata della fabbrica fondata nel 1921 da Carlo Guzzi, geniale tecnico e progettista, capace di portare le sue “creature” a primeggiare (fino al 1957) a livello internazionale. La squadra di canottaggio della Moto Guzzi, formata da dipendenti dell'azienda motociclistica di Mandello del Lario, rappresenta l’Italia nella prova olimpica australiana del “quattro con”. Ci sono Franco Trincavelli e Romano Sgheiz agli estremi, mentre al centro figurano Angelo Vanzin e il “nostro” Alberto Winkler, timoniere Ivo Stefanoni. Gli azzurri vincono, davanti a Svezia e Finlandia e al rientro in patria vengono premiati con uno Zigolo, popolare modello di motocicletta dell'epoca, ovviamente di marca Guzzi e ottengono un lieve avanzamento nelle mansioni in fabbrica. Caratteristica dell'armo italiano è la rivoluzionaria disposizione dei remi: il primo e il quarto da un lato, gli altri due dall'altro. Un'idea dell'ingegner Giulio Cesare Carcano, classe 1910 (scomparso a 94 anni nel 2005), progettista specializzato della Moto Guzzi, che dopo aver iniziato la carriera ad ideatore di moto militari e averla portata avanti con il progetto di straordinarie moto da corsa con il progetto della monocilindrica che batteva la quattro cilindri, l’avveniristica 500 8 cilindri e la V7, scrive una pagina indelebile di storia: si dimostra grande e illuminato innovatore e studia un cambio epocale di disposizione dei remi nel canottaggio, prima di tutto per evitare di procedere a zig-zag. Un'innovazione in seguito adottata in tutto il mondo. Il 27 novembre 1956 i moschettieri della Moto Guzzi in casacca azzurra si lasciano alle spalle i vichinghi svedesi, i finlandesi e i padroni di casa australiani. Il ritorno a casa è su una nave, con il viaggio allietato dalle feste per brindare all’oro a cinque cerchi. In patria, in riva al lago di Como lo aspettano altrettanti festeggiamenti. Commovente l’incontro, in Vaticato, dei “moschettieri d’oro” con Papa Pio XII. Composta l’accoglienza da campione olimpico al ritorno fugace a Castelbello, dodici anni dopo. Oltre alla banda del paese, pochi amici e parenti, un mazzo di fiori , un brindisi e qualche breve discorso ad accogliere Winkler e i sui compagni.
Dalle Alpi al lago
La storia di Alberto Winker, altoatesino trapiantato in Lombardia merita di essere raccontata. Nato in una umile famiglia venostana, cresce nella sua Castelbello fino alla chiamata alla leva. Il servizio militare lo porta in Liguria, a La Spezia, in Marina. Fa il sommozzatore. Dopo aver svolto la naia, trova lavoro presso la fabbrica della Moto Guzzi, a Mandello del Lario. Siamo nel 1954. Le sue mansioni sono quelle di operaio nel reparto lattonieri. Ha una forza fisica notevole e l’azienda lo invita a cimentarsi con i remi nella società gestita dalla fabbrica. Nel frattempo, il ragazzo altoatesino si si sposa con Cleope, futura madre di suo figlio, Ermes. Il ragazzone ha talento.
Nel 1954 si distingue nelle gare sulle acque di Varese, all’Idroscalo di Milano Nel ’54 il titolo tricolore nel “quattro senza” e nel ’56 quello nel “quatto con”. Arriva, nel settembre del ’54 anche il primo successo internazionale a Lecco, con l’otto e con capovoga Giuseppe Moioli. Nel 1956 agli Europei di Bled, validi come prova di qualificazione alle Olimpiadi australiane di fine anno, fa parte del nuovo equipaggio targato Canottieri Moto Guzzi. Debutta con un posto sul podio, sul terzo gradino continentale e tanti margini di miglioramento. Dopo l’oro ai Giochi australiani, l’equipaggio lariano allargato conquista il titolo europeo nell’otto a Dusiburg, in Germania nel 1957, titolo bissato l’anno dopo a Poznan, in Polona.
Vive a Mandello Lario, fino alla morte, improvvisa, il 14 giugno 1981, a soli 49 anni, a causa di un ictus. Sulla sua tomba, al cimitero del paese sul lago di Como, oltre alla foto con la maglia della Canottieri Moto Guzzi, ci sono i 5 cerchi olimpici che ricordano i grandi successi nel canottaggio, con un equipaggio straordinario, che ha saputo cambiare il corso della disciplina, grazie anche alla geniale intuizione dell’illuminato ingegner Giulio Cesare Carcano.
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