BOLZANO. Il numero 12 sarà in via della Mostra. Alessandro Gamper è il dodicesimo dei tedofori delle Paralimpiadi che venerdì sfileranno per le vie della città di Bolzano, diretti a riaccendere la fiamma del sacro fuoco olimpico, dopo quella spentasi domenica a conclusione delle Olimpiadi invernali Milano-Cortina. Per Alessandro Gamper, che insegna educazione fisica alle scuole Fermi, quella del tedoforo è una missione che gli permette di riallacciare i fili della storia e della memoria, visto che l'ex atleta bolzanino ha già vissuto la sacralità della fiamma e della competizione. «È la prima volta che faccio il tedoforo per le Paralimpiadi», spiega con pacatezza l'insegnante. «In occasione delle Olimpiadi Invernali di Torino 2006 sono stato tedoforo con la torcia olimpica».

Ha già partecipato alle Paralimpiadi?

Dal 2002 al 2014 ho svolto l'incarico di allenatore e direttore tecnico della nazionale paralimpica di fondo e di biathlon, partecipando a tre paraolimpiadi: Torino 2006, Vancouver 2010 e Sochi 2014. Medaglie? Sì, a Vancouver nel fondo conquistammo la medaglia d'oro con Francesca Porcellato, una d'argento e una di bronzo con Enzo Masiello.

Guarderà le paralimpiadi di Milano-Cortina con lo sguardo emozionato del tedoforo, e con l'animo impregnato di nostalgia per non poter far parte della nazionale…

Certamente! Si dice che ogni cosa ha il suo tempo. Dopo Sochi, sono uscito dalla squadra perché gli impegni lavorativi non mi permettevano più di svolgere questo incarico. È chiaro che ho continuato sempre a seguire il movimento, e in queste occasioni la nostalgia viene inevitabilmente e prepotentemente fuori.

Quando è iniziato il suo impegno nel mondo paralimpico?
Premetto che provengo dal mondo del nuoto e del triathlon. Ho praticato queste discipline da atleta e, successivamente, ho allenato atleti come Andreas Casotti e le sorelle Manuela e Daniela Janesi, e per tre anni ho vinto i campionati italiani a squadre maschile. Nel 2002 fui contattato da Roland Ruepp e Gottfried Hofer per poter dare una mano nel mondo paralimpico, è da qui è iniziato il mio percorso all'interno di questo mondo. Daniel e Gottfried mi chiesero se potevo fornire il mio contributo, e ho accettato volentieri cercando di trasmettere la mia esperienza...come dire: dare una sorta di taglio professionale ad un mondo che adesso viaggia ad altissimi livelli. A quei tempi, invece, a livello organizzativo era ancora po' tutto da costruire.

Cosa le è rimasto negli occhi di questa Olimpiade appena conclusa?

Devo essere sincero: è stata fantastica sotto tutti i punti di vista! I siti sono stati quanto di meglio si poteva scegliere per gli atleti. Ogni sito gara è stato perfetto, perché bisogna ammettere che non è sempre così facile trovare piste o località idonee, per svolgere questo tipo di gare. Eppoi tutta l'atmosfera... ho avuto la fortuna di poter assistere a gare di sci e di fondo, toccando con mano la forza emotiva trasmessa dal pubblico e il perfetto livello organizzativo.

Che ruolo potrà recitare la nazionale di fondo alle paralimpiadi?

Il bresciano Giuseppe Romele è il nostro atleta di punta nella categoria sitting. È un atleta molto forte, dal triathlon è passato al fondo diventando uno dei più forti atleti al mondo. Quindi con Romele in gara possiamo avere delle ottime possibilità di medaglie. Alle sue spalle c'è una buona squadra che sta crescendo, ma se parliamo di podio il discorso va circoscritto a Romele nella categoria sitting.

Qual è il suo ricordo della vittoria più bella?

È quello della medaglia conquistata da Francesca Porcellato a Vancouver nella specialità sprint. Una medaglia portata a casa nell'ultimo giorno di gare. È stato veramente un momento toccante vincere quell'oro, battendo i russi e gli ucraini che in quegli anni erano degli squadroni.

Quando percorrerà via della Mostra e prima di consegnare la torcia al successivo tedoforo, a cosa dedicherà i suoi pensieri?

Ovviamente ripercorrerò tutti i momenti vissuti con questi atleti nei 12 anni della mia vita professionale. Rivedrò facce che non vedevo da tanto tempo e soprattutto vivrò una grande gioia.