BASELGA DI PINÉ. Fresco primatista italiano dei massacranti 10.000 metri con tanto di vittoria nella divisione B di Coppa del mondo, laureando in filosofia all’università di Trento, strappato all’universo dello sport rotellistico, 23 anni di Altavilla Vicentina ma trapiantato in Trentino per la passione verso il pattinaggio velocità, Davide Ghiotto è il nome nuovo delle lame lunghe in Italia. Quello di transitare al ghiaccio, solo perché dà la possibilità di partecipare alle Olimpiadi, è una strada che hanno intrapreso in tanti. Come lui anche Mirko Nenzi, Francesca Lollobrigida, Francesca Bettrone e Riccardo Bugari, oggi tutti in nazionale. Il 12.53,63 stampato sul ghiaccio della «Sørmarka Arena» di Stavanger, secondo atto della Coppa del mondo che riprenderà venerdì con la tre giorni di Calgary, è stato il terzo tempo assoluto sulla distanza non poi così lontano dal mostruoso olandese Sveb Kramer.
A cosa ha pensato quanto ha visto l’eccellente crono? «Ho provato tanta felicità ed un grande sollievo. Ho lavorato tanto per questa distanza e volevo dimostrare le mie potenzialità e di convincermi che è la mia gara. Sapevo che con una sola prova a disposizione non potevo sbagliare e, non essendo uno specialista dei 5.000, quello che serviva era proprio la prestazione cronometrica. Avevo tanta pressione addosso».
Quali sono state le sue sensazioni alla vigilia?
«Tutti sapevamo che era un appuntamento importante, io per primo. Sentivo di avere buone gambe ma l’insidia sulle distanze lunghe è sempre dietro l'angolo. La cosa più difficile è trovare il giusto compromesso tra gli allenamenti necessari per mantenere la condizione ed il rischio di strafare».
Nella scorsa stagione si è fatto conoscere sulla scena internazionale con i due ori alle Universiadi in Kazakistan ed il quinto posto ai Mondiali singole distanze in Corea del Sud. Come è arrivato a questo primato
«Il margine di errore in gare come i 10.000 è bassissimo e basta un nulla, anche durante la corsa, per bloccarsi. Si tratta di una distanza che va costruita in precedenza con molta cura ed attenzione. Ho sempre sperato di veder confermati passo dopo passo i miei progressi ma forse non mi aspettavo nemmeno io un tale miglioramento».
Crede di avere ancora margini?
«Il lavoro più importante arriva proprio adesso. Questa gara necessita di un’attenzione specifica e non è facile combinarla con le altre durante la preparazione. Il prossimo obiettivo è provare ad avvicinare la soglia dei 12.50, sotto i quali riescono a pattinare solo i migliori al mondo (Kramer, Bloemen, ndr). Voglio provare a dire la mia a livello mondiale e rivedendo anche i parziali di Stavanger so che posso lavorare sulla regolarità del passo gara per migliorare la costanza e limare ancora qualche decimo specie nella prima parte».
Tra poco più di due mesi tornerà sulla pista di Gangneung per le Olimpiadi, si è già prefissato un obiettivo?
«Approccerò la sfida di PyeongChang con serenità e mente libera. Non credo di poter puntare al podio ma a un bel piazzamento sì. Conosco bene la pista e so che è molto veloce e questo fattore può darmi ancora più fiducia per andare al massimo. Il 2018 per me sarà un anno di svolta della mia vita. Mi mancano quattro esami per chiudere il mio percorso universitario in filosofia all'università di Trento ma ora priorità ai Giochi e poi alla laurea, lo prometto».
Da venerdì a domenica saranno dieci gli azzurri impegnati sul ghiaccio dell’Olympic Oval di Calgary Oltre a Ghiotto ci saranno Andrea Giovannini, Nenzi, Nicola Tumolero, Riccardo Bugari, Michele Malfatti, Gloria Malfatti, Bettrone, Yvonne Daldossi e Lollobrigida.
A cosa ha pensato quanto ha visto l’eccellente crono? «Ho provato tanta felicità ed un grande sollievo. Ho lavorato tanto per questa distanza e volevo dimostrare le mie potenzialità e di convincermi che è la mia gara. Sapevo che con una sola prova a disposizione non potevo sbagliare e, non essendo uno specialista dei 5.000, quello che serviva era proprio la prestazione cronometrica. Avevo tanta pressione addosso».
Quali sono state le sue sensazioni alla vigilia?
«Tutti sapevamo che era un appuntamento importante, io per primo. Sentivo di avere buone gambe ma l’insidia sulle distanze lunghe è sempre dietro l'angolo. La cosa più difficile è trovare il giusto compromesso tra gli allenamenti necessari per mantenere la condizione ed il rischio di strafare».
Nella scorsa stagione si è fatto conoscere sulla scena internazionale con i due ori alle Universiadi in Kazakistan ed il quinto posto ai Mondiali singole distanze in Corea del Sud. Come è arrivato a questo primato
«Il margine di errore in gare come i 10.000 è bassissimo e basta un nulla, anche durante la corsa, per bloccarsi. Si tratta di una distanza che va costruita in precedenza con molta cura ed attenzione. Ho sempre sperato di veder confermati passo dopo passo i miei progressi ma forse non mi aspettavo nemmeno io un tale miglioramento».
Crede di avere ancora margini?
«Il lavoro più importante arriva proprio adesso. Questa gara necessita di un’attenzione specifica e non è facile combinarla con le altre durante la preparazione. Il prossimo obiettivo è provare ad avvicinare la soglia dei 12.50, sotto i quali riescono a pattinare solo i migliori al mondo (Kramer, Bloemen, ndr). Voglio provare a dire la mia a livello mondiale e rivedendo anche i parziali di Stavanger so che posso lavorare sulla regolarità del passo gara per migliorare la costanza e limare ancora qualche decimo specie nella prima parte».
Tra poco più di due mesi tornerà sulla pista di Gangneung per le Olimpiadi, si è già prefissato un obiettivo?
«Approccerò la sfida di PyeongChang con serenità e mente libera. Non credo di poter puntare al podio ma a un bel piazzamento sì. Conosco bene la pista e so che è molto veloce e questo fattore può darmi ancora più fiducia per andare al massimo. Il 2018 per me sarà un anno di svolta della mia vita. Mi mancano quattro esami per chiudere il mio percorso universitario in filosofia all'università di Trento ma ora priorità ai Giochi e poi alla laurea, lo prometto».
Da venerdì a domenica saranno dieci gli azzurri impegnati sul ghiaccio dell’Olympic Oval di Calgary Oltre a Ghiotto ci saranno Andrea Giovannini, Nenzi, Nicola Tumolero, Riccardo Bugari, Michele Malfatti, Gloria Malfatti, Bettrone, Yvonne Daldossi e Lollobrigida.

